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Caso inceneritore «Follonica ha scelto e non si pente»

Caso inceneritore «Follonica ha scelto e non si pente»

A Gavorrano faccia a faccia tra sindaci e lavoratori La Baldi: «L’errore è non rinnovare le strategie sui rifiuti»

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Almeno su ua cosa sono tutti d’accordo: questa storia va avanti da troppo tempo. Lo dice il padrone di casa, il sindaco Massimo Borghi, e lo ribadiscono la collega follonichese Eleonora Baldi e le rsu di Scarlino Energia.

Ieri, a Gavorrano, si è parlato dei problemi nella zona del Casone e in particolare dell’inceneritore. C’erano anche i due grandi protagonisti di questa vicenda: la Baldi, sindaco del Comune che ha presentato il ricorso per cui il Tar ha bloccato le autorizzazioni all’impianto; e i lavoratori dell’inceneritore, oggi in cassa integrazione e in attesa che il Consiglio di Stato si esprime nel merito, il 4 maggio.

Un faccia a faccia in cui entrambi hanno ribadito le proprie posizioni. «È facile individuare il sindaco di Follonica come il vostro nemico», ha detto la Baldi rivolgendosi alle rsu. «So che è così: lo sento sulla pelle». Però «non abbiamo rimpianti su quello che abbiamo fatto». Anzi, «sono mortificata dalla mancanza di volontà di credere in politiche innovative per il ciclo dei rifiuti».

Per la sindaca «l’incenerimento, come metodo di smaltimento, è da superare». Non c’è nessun pregiudizio in queste parole, assicura. «Occorre mettere in pista tutte le strategie non solo per la tutela della salute, ma anche perché le norme europee ci vincolano a degli appuntamenti». L’Europa «ci spinge verso la raccolta differenziata e l’Italia ha aderito a queste norme, pena una sanzione».

Baldi dice di non aver rimpianti sulle scelte fatte, anche se alcune di queste, ammette, «non sono state coerenti». Non lo nomina, ma si riferisce all’impianto delle Strillaie e al fatto che anche i rifiuti follonichesi diventeranno cdr. «Una scelta dovuta al fatto che anche noi facciamo parte di un Ato: abbiamo votato contro a qualche delibera, ma eravamo in netta minoranza».

Ed è proprio il nuovo impianto uno degli aspetti «più drammatici», della vicenda per le rsu. «La provincia avrebbe già oggi la possibilità di chiudere parte del ciclo integrato dei rifiuti con l’inceneritore». Ma per come stanno le cose oggi, «il cdr verrà inviato altrove, con un aumento dei costi per i contribuenti e problematiche ambientali legate la trasporto».

C’è poi un altro aspetto sconvolgente: «I lavoratori stanno pagando le conseguenze di una situazione in cui non sono responsabili, un’attività che offre occupazione a 100 persone fermata per motivi burocratici». Eppure, concludono i lavoratori, «nel corso di un anno Arpat e Asl hanno fatto una quarantina di controlli che non hanno mai evidenziato alcun tipo di problema ad un punto di vista ambientale».

Alfredo Faetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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