Proteste
Sindaco di Pitigliano, una poltrona per 5
Gli assessori Camilli e Bianchini pronti a candidarsi ufficialmente. E si affacciano anche i grillini
PITIGLIANO
La data delle elezioni amministrative non è ancora ufficiale, ma probabilmente si andrà al voto il 6 e il 7 maggio. Quindi tra poco più di due mesi anche i cittadini del comune di Pitigliano saranno chiamati alle urne e dovranno scegliere il sindaco ed i propri rappresentanti in consiglio comunale.
Di ufficiale sulla composizione delle liste e sui candidati alla carica di sindaco non trapela nulla ma tutto lascia supporre che si vada verso una forte frammentazione politica.
I rumors indicano che almeno due assessori uscenti, Pierluigi Camilli e Diva Bianchini, siano pronti a sciogliere la riserva candidandosi alla carica di primo cittadino della città del tufo, probabilmente mettendosi alla guida di liste civiche con la presenza di esponenti “trasversali”.
A loro due dovrebbero aggiungersi il candidato ufficiale di un Pd che sembra sempre più diviso e che dovrà anche valutare l’opportunità di ricandidare il sindaco uscente Dino Seccarecci che è stato espressione del centrosinistra nella legislatura che sta per volgere al termine.
I mal di pancia però esistono anche all’interno del Pdl tra coloro che puntano a presentare una propria lista e quindi mantenere una identità ben precisa e chi invece vuole seguire un’altra strada puntando ad un accordo programmatico con esponenti provenienti da altre realtà politiche.
Inoltre c’è chi giura che anche a Pitigliano potrebbe esserci l’esordio dei “grillini”, il movimento che fa riferimento a Beppe Grillo che nella città del tufo sembra trovare riscontro soprattutto tra i giovani.
Se queste previsioni saranno confermate dai fatti potrebbero esserci cinque candidati alla carica di sindaco. Una situazione che inevitabilmente crea un problema. Considerando che Pitigliano è un comune con meno di quindicimila abitanti e quindi non c’è ballottaggio (previsto soltanto in caso di perfetta parità di voti tra due o più liste), esiste la concreta possibilità che possa essere eletto un sindaco con appena il 30 per cento dei consensi. Un’ipotesi che invita a riflettere sui limiti dell’attuale legge elettorale che non prevede il ballottaggio nel caso in cui il più votato non arrivi ad una percentuale qualificata.
Il rischio è quello di eleggere un sindaco che ha la stragrande maggioranza dei cittadini che non lo hanno votato, e ciò comporta automaticamente un evidente problema di rappresentanza democratica.
Paolo Mastracca
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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