Il Tirreno

Grosseto

Il gelo fa strage di olivi Secche 9 piante su 10

di Fiora Bonelli
Il gelo fa strage di olivi Secche 9 piante su 10

Intere coltivazioni rischiano di dover essere tagliate, come nell’85 Agricoltori disperati: «È il caso che i Comuni chiedano lo stato di calamità»

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CASTEL DEL PIANO

Anno bisesto anno funesto. Mai proverbio fu più veritiero. Il 2012 sarà ricordato, così, non solo come anno bisestile, ma anche come l’anno della grande nevicata e del grande gelo. E adesso, anche come l’anno della strage degli oliveti feriti a morte dalla gelata (temperature che hanno toccato anche i 18 sotto zero), in percentuale del 90 per cento.

Sì, perché il ghiaccio e le temperature rigidissime hanno ucciso, proprio come nel 1985, gli splendidi oliveti dell’Amiata, per lo meno quelli che si trovano nella ormai celebre “conca d’ora”, la vallata compresa fra Montegiovi, Castel del Piano, Seggiano, e che si distende sotto Montelaterone. Una fra le zone della montagna fra le più vocate all’olivicoltura.

Appezzamenti di oliveti “superbissimi” come li definì Pietro Leopoldo di Lorena nel 1783, durante un suo giro a cavallo in Amiata. E nel 1785, il naturalista Giorgio Santi avvertiva: «Sono avvezzi a sentire ogni anno, più o meno, i rigori dell’inverno, onde anche un freddo più intenso ed insolito difficilmente ha forza di ucciderli».

Questa volta, invece, il gelo ha colpito duro l’intero parco di circa 1.100 ettari di oliveti, come è quello amiatino, attorno al quale ruota un’attività importante di aziende agricole, e una filiera interessante che si sta facendo conoscere nel mondo grazie anche all’acquisizione recente del marchio Dop per l’olio di olivastra seggianese.

Al momento, dai sopralluoghi fatti dagli esperti e dai proprietari negli oliveti, risulta che sono stati colpiti a morte dal gelo olivi maschi come moraioli, leccini, pendolini, e anche le magnifiche e storiche piante di olivastra seggianese.

Dunque è successo come nel 1985, quando dopo la famigerata gelata quasi tutti gli oliveti della montagna dovettero essere tagliati e si dovette ricominciare la coltivazione da zero.

Una perdita secca in termini economici di grande rilievo e uno schiaffo a chi ha da tempo investito in questa coltivazione così esclusiva. Dai sopralluoghi che sono stati effettuati nella giornata di giovedì, la ferita mortale della gelata si è vista da segnali inconfondibili.

«Per ispezionare le piante, siamo entrati sotto la chioma degli alberi - spiega Renzo Bonelli, un proprietario di oliveti sia a Castel del Piano che a Seggiano. - Nei rami la corteccia è raggrinzita e se vi bussi sopra senti suonare a vuoto. Sotto la corteccia il legno sottostante è già di colore marroncino, non verde come dovrebbe essere. Stessa cosa nei tronchi. Fra venti giorni vedremo gli oliveti color marrone, perché anche le foglie diventeranno prima rossastre e poi marroni, e poi seccheranno definitivamente. Olivi secchi al 90 per cento alla Sugarella di Seggiano, al Colombaio, alla Vetra, al Quercione di Montegiovi e sotto Casteldelpiano», conclude disperato Bonelli.

La notizia che gli olivi fossero ormai secchi si è diffusa con un tam tam che ha portato tutti i proprietari a visionare i loro alberi e tutti si sono messi le mani nei capelli, tanto che sono in molti a dire che sarebbe il caso che i Comuni chiedessero la calamità naturale per questa zona.

Unica voce più cauta quella di Oriano Savelli, presidente del Consorzio Seggiano dop, olio spremuto dalle olive di olivastra seggianese, la qualità di olivo più rinomata in Amiata, che di recente ha acquisito la griffe. Savelli è cauto, ma preoccupatissimo.

«Mi risulta - spiega - che gli olivelli maschi siano stati duramente colpiti. Danni visibili e conclamati. Una rovina. Per l’olivastra seggianese, invece, direi che è opportuno aspettare un’altra settimana per essere sicurissimi. Certo bisognerà, poi, vedere cosa la gelata ha colpito. Se fossero colpiti solo i rami basterebbe una potatura. Ma se fossero gelati e secchi i fusti bisognerebbe abbattere le piante, aspettare la possibilità di sfruttare i polloni e ricominciare tutto da capo. Proprio come capitò nel 1985».

Dopo ventisette anni la storia si ripete. Per l’Amiata, un’altra dolorosa ferita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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