Finanza
Casette in Feniglia diffida al Comune «Vogliamo i danni»
Ma il sindaco di Monte Argentario, Cerulli, non si scompone «Basta baraccopoli, non ci facciamo impaurire dalle diffide»
MONTE ARGENTARIO
Gli occupanti dei capannelli inviano un’istanza, a nome dell'avvocato De Majo di Roma, indirizzata al comune di Monte Argentario, con la quale chiedono che sia nuovamente aperta la pratica edilizia per condonare i manufatti nel retroduna della Feniglia. Si aggiunge un nuovo capitolo alla battaglia legale, da parte degli “proprietari” delle casette della cosiddetta casba, iniziata nel 2008, anno in cui era stata dichiarata l'improcedibilità della loro richiesta di condono ai sensi della legge 47 del 1985. Con questa nuova domanda di accertamento di conformità delle opere realizzate e di concessione di un termine ulteriore per depositare nuova documentazione a suffragio della precedente istanza di concessione in sanatoria, si vuole rendere inefficace il provvedimento di demolizione emesso dal comune montargentarino. Si evidenzia, come nelle precedenti contestazioni, la mancanza di concreto atto autorizzativo della demolizione, che specifichi l'effettivo oggetto di intervento, nonchè la mancanza di una copertura finanziaria delle azioni demolitorie. Nella lunga lettera inviata agli uffici comunali di Monte Argentario, dopo una cronistoria dei fatti intercorsi dal 1970 ad oggi, i toni si accendono sul finale, prendendo forma quasi intimidatoria nelle ultime battute. L'avvocato chiede infatti all'amministrazione, ritenuta territorialmente incompetente su determinazioni in terreni di proprietà di un altro comune (quello di Orbetello), la revoca di tutti i documenti volti allo sgombero del lotto in questione. Si avverte inoltre che, in mancanza di risposta, l'avvocato procederà a coinvolgere le competenti autorità giudiziarie, impugnando anche un eventuale silenzio rifiuto. Altro punto, particolarmente caldo, è quello relativo alla somma di risarcimento danni, ammontante a centocinquanta mila euro, nell'ipotesi in cui il capannello dovesse essere forzosamente demolito. Molte parole per un unico concetto: «valutare la possibilità di sospendere le operazioni in oggetto ed eventualmente avviare la procedura di revoca in via di autotutela». Interpellato a riguardo il sindaco di Monte Argentario, Arturo Cerulli, coglie l'occasione per rispondere ai propri contestatori «le diffide non ci fanno certo paura dal momento in cui siamo convinti di agire nella legalità. Non ci siamo svegliati una mattina ed abbiamo deciso di demolire, la questione è vecchia e si basa su dei dati di fatto, speriamo che questa intimazione sia di stimolo per l'intervento promesso dalla prefettura, che ci ha rinnovato il suo appoggio. Nel 2012, a Monte Argentario, non si può più sentir parlare di baraccopoli”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
