Italia
Stop al credito agevolato Stangata sulle aziende Fidi
Caaf continuerà a garantire sui prestiti ma banca e clienti contratteranno da soli Così gli istituti potranno applicare tassi di interesse più alti di quelli attuali
CASTEL DEL PIANO. Il consorzio Fidi Amiata prepara i propri soci a una brutta sorpresa: i tassi applicati dalle banche saranno più alti. E lancia un appello agli istituti di credito: «Fate circolare il denaro avuto in prestito dalla Banca centrale».
L’andamento del credito evidenzia, dunque, anche sull’Amiata, i problemi che si registrano a livello nazionale. Il consorzio sottolinea che «anche da noi le richieste di danaro per investimenti registrano una forte contrazione, oramai da alcuni anni, mentre molte delle operazioni che vengono richieste alla banche riguardano ristrutturazioni del debito e trasformazioni da breve a medio termine».
Ottenere credito, in questo modo, è più difficile e più costoso. «Le sofferenze - prosegue Fidi in una nota diffusa nei giorni scorsi - hanno avuto una sensibile impennata e ciò rende più guardinghi gli istituti che pretendono maggiori garanzie nella concessione di fidi».
Quello che più pesa al consorzio, però, è che è venuta meno la forza contrattuale di Fidi nei confronti della banche, come lo stesso consorzio non nasconde. Gli effetti, del resto, sono sotto gli occhi di tutti. Per decenni le imprese amiatine hanno potuto beneficiare, grazie al consorzio che garantiva gli affidamenti, di forme di credito agevolato.
«Dal alcuni mesi, invece - spiegano dal consorzio - le oscillazioni dei tassi di interesse sono fuori controllo e buona parte delle banche con cui lavora il Caaf hanno comunicato che «in relazione alla volatilità dei mercati finanziari il nostro istituto ha sganciato le condizioni praticate alla clientela dai tassi convenzionati lasciando alla libera contrattazione tra banca e cliente la determinazione delle condizioni applicate».
In sostanza, fanno sapere dal consorzio, il credito lo si ottiene, con la garanzia del Caaf, a tassi che hanno subito sensibili rialzi.
«Intendiamo diffondere la conoscenza di questa situazione perché prevediamo che saranno molti i nostri soci che rimarranno sorpresi dai tassi applicati loro dalla banche – fanno notare dal Caaf – ma si tratta di una situazione rispetto alla quale non solo noi ma confidi ben più noti (si pensi solo ad Artigiancredito) sono costretti a sottostare».
Le banche, dal canto loro, sostengono di essere sulla stessa barca (recessiva) delle imprese. Lamentano la difficoltà di ottenere credito, a loro volta, e fanno notare che con gli attuali rendimenti dei titoli pubblici non possono più concedere prestiti ai tassi (contenuti) ai quali il consorzio era abituato sino a non molti mesi fa.
La crisi dei “debiti sovrani”, insomma, sta producendo conseguenze gravissime non solo nei confronti dello Stato, costretto a pagare interessi molto salati per approvvigionarsi di denaro fresco, ma a tutto l’apparato produttivo con una impennata dei costi del credito che non si vedeva da decenni, aggiungendo problemi ai problemi.
«Meno consumi e scarsi investimenti ci riportano alla spirale del 2008, dalla quale in realtà non siamo mai usciti. L’auspicio - sostengono dal Caaf - è che in questo quadro a tinte fosche le banche si decidano a mettere in circolazione almeno parte dei generosi prestiti erogati loro dalla Bce, come le ha esortate lo stesso governatore della Banca d’Italia Visco».
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