Il Tirreno

Grosseto

Rissa allo Style scatenata da una spinta

di Lorenzo Santorelli

Parla il ragazzo accoltellato fuori dalla disco: «Se ti porti dietro una pistola vuol dire che metti in conto di usarla»

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GROSSETO.     «Dopo il primo colpo sul sopracciglio la mia faccia è diventata una maschera di sangue, poi sono stato accoltellato ad un braccio e a una gamba. Non posso descrivere nitidamente i momenti successivi al primo fendente, però ricordo bene tutti i momenti precedenti».

Decide di raccontare la sua verità Andrea Rossi, il 23enne grossetano accoltellato sabato 11 febbraio davanti allo Style al Casalone. Una rissa nella quale sono spuntati un coltello e una pistola e che ha portato all’arresto di due ragazzi albanesi. Andrea tratteggia il profilo dei ragazzi coinvolti e soprattutto di chi amministra il locale. «Non solo i gestori dello Style non hanno provato a contattarmi per interessarsi alle mie condizioni - dice - ma quando i miei amici sono andati a chiedere aiuto ai buttafuori loro hanno chiuso i cancelli. Dicevano che non potevano intervenire perché tutto era avvenuto fuori dal locale ed erano fatti nostri. Io non so qual è la legge, ma se vedi una persona coperta di sangue e hai un minimo di coscienza intervieni almeno per portare un bicchiere d’acqua. Per fortuna ci ha dato una mano il vigilante e poi polizia e ambulanza sono arrivati sul posto dopo pochi minuti». Andrea ripercorre con la memoria la serata a partire dalla cena. «Eravamo al compleanno di una mia amica. La serata era allegra ma avrò bevuto al massimo due bicchieri di vino, anche perché dovevo guidare e in macchina con me c’erano alcune persone compresa la festeggiata». La comitiva, formata da una decina di ragazzi e ragazze di età compresa tra i 20 ed i 24 anni arriva allo Style intorno alle 2 di notte. «Dopo un po’ tre ragazzi, visibilmente ubriachi, hanno iniziato a venirci addosso mentre ballavano, dando spinte anche alle ragazze. Con altri amici abbiamo detto loro di andare via e di non darci fastidio, però senza offenderli anche perché vedendoli in quelle condizioni era come andarsi a cercare la rissa». Un accenno di parapiglia si verifica comunque intorno alle 3 «ma mentre uno di loro era venuto a parlarmi a brutto muso è intervenuto subito un buttafuori che lo ha cacciato dal locale, seguito poi dagli altri due». Dopo mezz’ora Andrea e i suoi amici escono alla spicciolata e trovano i tre ragazzi albanesi che stanno discutendo con altre persone. «Io sono uscito per primo insieme a delle amiche, due di loro mi hanno riconosciuto e mi sono venuti addosso ma non credo che ce l’avessero con me. Sta di fatto che mentre sta arrivando il resto della mia comitiva uno di loro due lancia un grido in direzione del terzo che era rimasto in disparte e lui tira fuori il coltello».

Il primo colpo sul sopracciglio è dato col manico, «non so se avesse provato a ferirmi con la lama», gli altri due fendenti sono indirizzati prima sul braccio e poi a una gamba. «A quel punto i miei amici mi hanno soccorso e hanno chiamato il 118. Io non ho sentito lo sparo ma chi ha provato a difendermi mi ha detto che uno di questi ragazzi ha puntato la pistola ad altezza uomo e poi ha sparato in aria». Andrea ha riportato 4 punti di sutura sul sopracciglio, altrettanti sulla coscia e due sul braccio, «ma è quello che mi fa più male, ho un ematoma e devo prendere gli antidolorifici per dormire la notte». Se nei confronti dei gestori dello Style prevale lo sdegno, nelle parole indirizzate agli aggressori la rassegnazione ha il sopravvento sul rancore o sul perdono. «Se esci da casa con un coltello e una pistola vuol dire che sei disposto ad usarli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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