Il Tirreno

Grosseto

«Cani uccisi dal gelo e dalla neve»

Un amico del pensionato spiega come abbia cercato di salvarli dal freddo delle scorse settimane

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ROCCATEDERIGHI

L’orrore di quei cuccioli morti, uccisi dagli stenti e dal freddo. Le indagini dei carabinieri di Roccatederighi che stanno andando avanti e il dolore di una città di fronte all’ennesimo canile lager sequestrato dai militari con la collaborazione delle guardie zoofile del Wwf e della Lac. Il giorno dopo la scoperta di quelle 24 cucce a Roccatederighi, nel bosco di castagni di proprietà di un pensionato, la Maremma si sente un po’ più povera. Ma c’è anche chi conosce quell’uomo di 69 anni che aveva ridotto quei cani in schiavitù. E oggi lo racconta, cercando di cambiare la fotografia scattata due giorni fa in quel bosco. «È stata colpa della neve e del brutto tempo delle scorse settimane - dice Fabrizio Cantini - quell’uomo è una persona molto dolce, che ha fatto di tutto per salvare quegli animali». Da che parte stia la verità lo dovranno stabilire le indagini dei carabinieri. Quello che è certo è che se anche il pensionato, nelle scorse settimane ha cercato di fare qualcosa, avrebbe dovuto chiedere aiuto a qualcuno.

Fabrizio Cantini, 71 anni, è un fiorentino che ha deciso di trasferirsi in Maremma. Che qui ha preso casa con la moglie e che a Roccatederighi passa molto del suo tempo. «Io quell’uomo lo conosco - dice - e quei cani sono diventati, negli ultimi anni la sua ragione di vita». Quando è arrivata la neve a Roccatederighi, Cantini ha visto il sessantanovenne andare aventi e indietro ogni giorno per portare loro da mangiare e da bere. «C’era la neve alta - spiega - e lui è entrato nel bosco nonostante fosse impossibile camminare. La neve gli arrivava alla pancia».

Poi, una volta uscito dal bosco, l’uomo si fermava a casa di Cantini, per bere un bicchiere d’acqua, fare due chiacchiere e riscaldarsi un po’. «È stato descritto come un mostro - aggiunge - ma è una persona molto dolce. Io spero che alla fine riesca davvero a spiegare che cosa è successo, a raccontare la sua impossibilità di arrivare in quel bosco».

Una versione, questa, che stride con le immagini di quei cani sistemati alla bell’e meglio nei sacchi di plastica, già morti. Che non combacia con quei cuccioli legati da catene troppo corte per essere utilizzate. «Vi assicuro - aggiunge - che se c’è stata negligenza non è stata fatta per cattiveria. La pensione che prende, e che è anche bassa, la utilizzava tutta per quegli animali». L’uomo diceva sempre di voler sistemare quell’area, di voler rendere quelle cucce più confortevoli. «Proprio qualche giorno fa mi aveva raccontato che stava cercando una ruspa per andare a togliere i rovi - dice - e sistemare quella porzione di bosco. Poi è arrivata la neve, non ha fatto in tempo».

Quello che è certo, però, è che il sessantanovenne non ha chiesto aiuto a nessuno per salvare quegli animali. Ma anche che l’uomo non è un cacciatore, come sulle prime era sembrato. Ai carabinieri non risulta infatti che il pensionato abbia né il porto d’armi e nemmeno la licenza. Le indagini, quindi, chiariranno che cosa ci facesse con tutti quei cani. E perché le cucce erano 24 e gli animali soltanto 14.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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