Attenzione
Canile lager nel bosco Cinque cuccioli morti
Scoperto dalle guardie zoofile del Wwf a Roccatederighi, denunciato pensionato Nove cani vivi erano legati a catene cortissime, senza acqua e senza cibo
ROCCATEDERIGHI
Per trovare riparo dal gelo, con le ultime forze che gli restavano, ha fatto quei pochi passi che la catena con la quale era legato gli permetteva. Ha raggiunto una cuccia leggermente rialzata e si è messo lì sotto ad aspettare che la morte lo liberasse da tutto quel dolore, dagli stenti, dalla fame e dalla sete, dal freddo. Aveva pochi mesi, come gli altri quattro cani trovati morti in un canile lager scoperto sabato pomeriggio dalle guardie zoofile del Wwf e della Lega anticaccia che si sono trovati davanti agli occhi una situazione «agghiacciante». Cinque carcasse, alcune delle quali già sistemate in dei sacchi di plastica, di altrettanti cuccioli che sì e no arrivavano a sette o otto mesi di vita. I più giovani del canile, quelli che non sono sopravvissuti alla fame e al freddo. Altri nove, vivi, ma in condizioni pessime. Legati a catene troppo corte, senza la possibilità di arrivare alla ciotola del cibo e dell’acqua che comunque era vuota. Uno strazio, di quelli che non si dimenticano.
Le guardie zoofile, nel castagneto di Roccatederighi, ci sono arrivate per controllare l’applicazione della legge regionale, la 59, che vieta di tenere gli animali legati con la catena, se non in casi eccezionali. «La legge è chiara - dice Mauro Leuci del Wwf - la catena deve essere lunga almeno sei metri e i cani possono essere tenuti legati soltanto per sei ore al giorno e in casi eccezionali». Dire che quel canile fosse fuori regola, sarebbe soltanto fotografare una minima parte della situazione che i carabinieri e le guardie zoofile si sono trovati di fronte.
«Le cucce erano fatiscenti, piene di sporco - aggiunge - i cani tutti legati, quelli vivi. E quelli morti erano proprio cuccioli che non arrivavano a un anno di vita. Troppo giovani per sopravvivere, in quelle condizioni, al freddo di queste settimane».
Quando gli uomini del Wwf e della Lac si sono trovati di fronte quella scena agghiacciante, hanno chiesto l’intervento dei carabinieri. E per il proprietario del canile, un sessantanovenne pensionato di Roccatederighi, le cose si sono messe male. L’uomo è già stato denunciato per maltrattamento di animali, i tremila metri quadrati di castagneto sono stati sequestrati e i nove cani ancora vivi liberati e accompagnati al Dog Farm di Pian del Bichi. Una struttura dove quei nove cani potranno forse dimenticare l’orrore vissuto fino ad oggi.
Gli uomini agli ordini del capitano Umberto Centobuchi, comandante della compagnia di Massa Marittima, non si sono limitati a denunciare il proprietario dell’area e a sequestrare castagneto, cucce e cani. Ulteriori indagini interesseranno quei tremila metri quadrati di bosco, anche con l’intervento del Nas, il nucleo anti sofisticazione dei carabinieri. La paura dei militari e delle guardie zoofile che hanno scoperto quel canile lager, è che ci siano altre carcasse di cani sepolte da qualche parte e lasciate lì.
Sabato pomeriggio, nel bosco di Roccatederighi è arrivato anche il veterinario del nucleo zoofilo dell’Asl. C’è anche da capire perché quel canile fosse ridotto in quel modo. Perché quel pensionato di Roccatederighi avesse ridotto in catena tutti quei cani, lasciandoli morire in questo modo. E soprattutto, se le 24 cucce sequestrate nel castagneto, avessero accolto altri cani. Altri dieci, che potrebbero essere morti e scomparsi, sotterrati da qualche parte.
Indagini quindi che terranno impegnati gli uomini della caserma di Roccatederighi per le prossime settimane.
L’uomo, un cacciatore che in paese conoscono tutti, non aveva solo cani da caccia. Erano tutti meticci, i cuccioli morti a Roccatederighi, e meticci erano anche gli altri cani trovati legati e senza cibo. Tutti intestati al sessantanovenne e tutti con il loro microchip installato sotto il pelo. Tutti, anche quei cinque che giovanissimi, non ce l’hanno fatta a sopravvivere al freddo e al gelo delle scorse settimane. E che non erano stati nemmeno sepolti, ma lasciati in quei sacchi a tentare di sparire da soli.
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