Proteste
Verdura, guerra di prezzi
Confagricoltura: «I rincari non dipendono dai contadini»
GROSSETO
Lo sciopero della verdura contro il caro prezzi non piace a Confagricoltura Grosseto. «È un provvedimento legittimo ma rischierebbe di colpire pesantemente anche chi, come gli agricoltori, essendo i primi elementi della filiera e quelli a pagare le perdite dei raccolti, del denaro che la “signora Maria” paga in più al mercato rimangono solo qualche centesimo», spiega il presidente di Confagricoltura Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna.
La proposta dello sciopero della verdura è stata lanciata qualche giorno fa a livello nazionale dalle associazioni di consumatori. Ma se davvero fosse realizzato, spiega Confagricoltura, gli agricoltori maremmani finirebbero, come dice il vecchio adagio, “becchi e bastonati”. «Tra la distruzione dei raccolti e le varie calamità - spiega Vivarelli Colonna - i loro redditi sono sempre più risicati».
Ma allora, chi fa salire i prezzi? Secondo il presidente, i trasporti e la grande distribuzione organizzata. «Se confrontiamo i prezzi all’origine di alcuni ortofrutticoli della prima settimana di febbraio con l’ultima di gennaio e la corrispondente del 2011 - spiega - per gli ortaggi i maggiori rincari riguardano i prodotti colpiti dal gelo (radicchio, indivia e cavolfiori) con percentuali che arrivano anche al 22 per cento e che sono nell’ordine di qualche centesimo per chilogrammo. Dunque un aggravio che non può pesare più di tanto sul carrello della spesa dei consumatori. È segno evidente che i rincari sono frutto di altri fattori».
«Le quotazioni di alcuni prodotti orticoli, come i pomodori - prosegue Vivarelli Colonna - all’origine sono ferme; per altre, come le tanto chiacchierate zucchine, sono in calo (-0,14 euro al chilo ossia –12,5 per cento rispetto all’ultima settimana di gennaio. Rispetto al 2011 le patate sono scese del 30%, i peperoni del 22% e le cipolle del 47%. In diminuzione anche la frutta».
Questo significa che, se ci sono rincari sui banchi dei supermercati o del fruttivendolo, non dipendono dai produttori che sarebbero solo vittime dello sciopero.
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