Il dolore
«Senza impianto addio agricoltura»
Parla Carlo Puri Negri, presidente di Sacra: siamo noi i primi a tutelare l’ambiente, lo facciamo da 90 anni
CAPALBIO
Amarezza e determinazione nelle parole di Carlo Puri Negri, presidente di Sacra, società proprietaria da novant’anni della quasi totalità dei terreni della fascia costiera di Capalbio, incluso il lago e la torre di Burano.
Terreni che proprio per volontà della società, che ha sempre mantenuto la propria vocazione agricola, sono rimasti tali, senza alcuna speculazione edilizia, almeno per ora.
Adesso la Sacra, che ha presentato oltre un anno fa un progetto per la realizzazione di un impianto a biogas quale attività connessa a quella agricola, spinge adesso per ottenere la definitiva autorizzazione, dopo aver cambiato, per smorzare le proteste dei cittadini, per cinque volte l’ubicazione, al punto di doversi andare a comprare ulteriori dieci ettari di terreno tra l'Aurelia e la ferrovia. Però i problemi non mancano, perché tutti amano dire che le rinnovabili sono il futuro, ma nessuno le vuole accanto a casa propria. Sono una bella idea, purché lontane....
Allora presidente, questo è un impianto che non vuole nessuno?
«Sacra ha presentato il progetto dopo che la provincia di Grosseto e quasi tutti i Comuni hanno firmato un protocollo per incentivare la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, con il plauso delle associazioni ambientaliste. Addirittura Provincia e comune di Capalbio hanno variato i propri strumenti urbanistici per favorire la realizzazione di impianti da gestire come attività connessa a quella agricola. Solo allora ci siamo determinati a fare la richiesta».
Eppure le difficoltà non sono mancate.
«Dispiace dirlo, ma dietro le proteste c'è spesso cattiva informazione e poca conoscenza di ciò di cui si parla. Sacra da novant’anni gestisce la propria azienda reimpiegando tutti i proventi in opere di mantenimento, conservazione e difesa naturale: il risultato è sotto gli occhi di tutti. Noi proteggevamo l'ambiente dove viviamo molto prima che nascessero i vincoli e qualche legge ce lo imponesse. Abbiamo creato noi l'Oasi affidandone la gestione al Wwf. Solo negli ultimi cinque anni abbiamo piantumato con oltre 500 alberi e 7000 piante, sistemato 120 chilometri di reticolo idraulico e 12 km di muri a secco e interrato le linee elettriche per tutta l'estensione della proprietà. Negli ultimi 50 anni sui terreni di Sacra non è stato aggiunto neanche un metro cubo di case».
Ma perchè oggi il biogas?
«Perché Capalbio deve mantenere insieme al turismo la sua originale vocazione agricola. E mantenere in coltivazione terreni non irrigui come i nostri nell'attuale congiuntura economica che riguarda l'agricoltura non è possibile. Le alternative sono l'abbandono o il frazionamento e la vendita. Con l'impianto a biogas potremo produrre energia pulita utilizzando i residui della lavorazione agricola, con un ciclo a chilometri zero, coltivando i terreni e recuperando, grazie agli incentivi, risorse finanziarie per continuare a mantenere intatta la fascia costiera. Per non dire dell'opportunità concreta di raddoppiare i posti di lavoro».
E le preoccupazioni? Qualcuno dice che brucerete copertoni.
«L'impianto non brucia nulla e non emana emissioni. È lontano dalle aree protette che verranno lasciate fuori da ogni intervento. Opera con una nuova tecnologia per fermentazione anaerobica . È nostro interesse tenerlo in efficienza altrimenti non produce energia. Purtroppo si è preferito cavalcare leggende metropolitane piuttosto che diffondere una vera cultura delle rinnovabili».
E l'autorizzazione? Come mai ancora non arriva?
«È passato più di un anno dalla presentazione del primo progetto e c'è stato tutto il tempo per analizzare tutti i dettagli, tanto che ad oggi non c'è stato alcuna opposizione di natura tecnica. Sacra, per evitare imbarazzi alle amministrazioni locali, per cinque volte ha accettato di cambiare l'ubicazione dell'impianto, per andare infine a comprarsi dei terreni sotto l'Aurelia. Adesso però i tempi stringono e, se non otteniamo i permessi a brevissimo, tenuto conto dei tempi necessari per realizzare l'impianto, perderemo la finestra degli incentivi di dicembre. Che significa non farlo. Abbiamo chiesto a Provincia e Comune di avere nei nostro confronti l'attenzione e soprattutto le stesse garanzie di chi l'impianto non lo vuole».
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