Il Tirreno

Grosseto

DONNA FORTE CHE HA SAPUTO DARE SPERANZA

Ci sono persone che lasciano il segno anche con una semplice stretta di mano. Silvana Vignali era così. E la sua stretta di mano era di quelle che non ti scordi. La prima ce la scambiammo alcuni...

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Ci sono persone che lasciano il segno anche con una semplice stretta di mano. Silvana Vignali era così. E la sua stretta di mano era di quelle che non ti scordi.

La prima ce la scambiammo alcuni anni fa, quando ero assessore al sociale ad Arcidosso e Silvana era appena andata in pensione.

I suoi grandi progetti dovevano ancora nascere ma erano già tutti lì, dentro di lei. Per questo, quando Silvana mi raccontò cosa aveva in mente di mettere su chiedendo il nostro sostegno, non mi meravigliai troppo. Da una donna come lei ce lo potevamo aspettare.

Però che donna, pensai, ora che non ha più l'impegno del lavoro, che potrebbe dedicarsi ai suoi affetti, alla sua tranquillità, si imbarca in un'impresa tanto difficile.

Ma a Silvana la tranquillità che anestetizza non piaceva. E la sua scelta coraggiosa ce lo ha fatto capire.

Le foto che ci mostrò dopo uno dei suoi primi viaggi nell'Albania post regime le ho ancora vive nella memoria.

Erano quelle di bambini abbandonati negli orfanotrofi, lasciati sui materassi nella più totale incuria. Era la miseria della disperazione. Silvana è stata una donna che quella disperazione l'ha voluta vedere fino in fondo.

E una volta esaminata con l'attenzione, la passione, la fatica che un'operazione simile richiedeva, vi ha saputo distinguere chi e che cosa era speranza. Lo ha salvato e gli ha dato uno spazio nuovo.

Quando all'inizio, con la forza e la dedizione che non l'hanno mai abbandonata, ci coinvolse per trovare i primi sostegni ai suoi disegni ancora in embrione, era sicura che i suoi progetti sarebbero cresciuti e avrebbero avuto un futuro solido.

Aveva ragione. Quel futuro in Albania oggi è presente. Ha le gambe, le mani, gli occhi, la testa il cuore di tutti i bambini e i ragazzi che Silvana ha voluto e saputo riconoscere e ai quali ha restituito innanzitutto la dignità. I primi passi del "Progetto Speranza" sono del 1994: ad oggi le sue case famiglia hanno accolto decine e decine di disabili, e molti hanno un lavoro anzi, producono lavoro, essendo imprenditori di loro stessi. Forte della sua esperienza nel sociale, della sua grande tempra e della fede, Silvana ha trovato il modo di applicare e far fiorire quel modello toscano che conosceva bene. Esperimento che ha prodotto un punto di non ritorno. Ovvero un cambiamento.

Per tutto questo Silvana merita il nostro ringraziamento. Per il patrimonio che ci lascia e per il suo insegnamento che ricorda una frase a me cara di Paolo Borsellino: «L'amore vero consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare».

Anna Rita Bramerini

assessore regionale

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