Sicurezza
Rissa in discoteca guanto di paraffina ed esame del dna
I due ragazzi accusati di aver sparato sono in carcere La pistola era stata rubata a settembre a Ribolla
GROSSETO. Un sabato sera di follia, ricostruito fotogramma dopo fotogramma dagli uomini delle volanti e dal gip, che oggi depositerà la convalida dell’arresto di due operai albanesi che abitano a Marina e che da sabato sono in carcere.
Sabato sera sono arrivati allo Style con coltello e pistola. Per difendere due amici che avevano avuto un piccolo diverbio dentro la discoteca con un gruppetto di grossetani.
Allo Style, sabato sera c’era una festa di compleanno. Una ragazza che spegneva 21 candeline e tanti giovani che ballavano. A un certo punto, due gemelli di origini albanesi, diciassettenni si rivolgono a due ragazze. Forse le loro parole non sono proprio gradite e ne nasce un diverbio con il gruppo di italiani. La cosa è destinata a finire lì. I due minorenni, però, chiamano due amici, albanesi anche loro, per farsi difendere. Probabilmente non pensavano di scatenare tutto quello che è successo davanti allo Style, spari e coltellate compresi. Una volta fuori, lo spazio tempo della serata comincia a rallentare. Alle 3.45 arriva la prima richiesta d’aiuto al 113.
Due coltellate sono già state sferrate, una a un braccio, l’altra a una gamba di un ragazzo di Grosseto. Il coltello, però, è già stato fatto sparire dalla circolazione. Un amico del ragazzo ferito lo ha raccolto e gettato nel campo lì davanti allo Style, per non farlo raccattare a chi lo aveva già utilizzato. Ma i poliziotti trovano un bel po’ di tracce, oltre che di confusione. E un’auto, una Fiat Punto nera circondata dai new jersey plastica per non farla fuggire. È da quell’auto, racconta chi è lì, che è uscito il ragazzo con la pistola che ha esploso due colpi. Uno in aria, l’altro, raccontano, un po’ più in basso, quasi ad altezza d’uomo. Ma quell’auto non è dei due operai che sono stati arrestati, indicati agli agenti davanti al locale come gli autori dell’accoltellamento e degli spari. Quell’auto è di un ragazzo di origini albanesi, che è arrivato allo Style con una ragazza polacca per portare via i due operai che si erano messi nei guai. Nella notte tra sabato e domenica, in questura, c’è stato un viavai incessante di giovani.
Le testimonianze che gli agenti delle volanti hanno raccolto sono state tantissime. Dopo le quattro è arrivato anche il giovane proprietario della Punto, che si è beccato una denuncia per favoreggiamento personale e detenzione dell’arma. È indagato anche lui, anche se, una volta passata la paura, negli uffici della polizia, ha raccontato tutta la verità. Lui e la ragazza erano stati insieme ai due giovani finiti in manette in altri locali. Poi si erano divisi. Una volta arrivati allo Style, prima che si scatenasse il pandemonio, il giovane e la ragazza hanno provato a portare via i due, senza riuscirci. La polizia ha fatto il guanto di paraffina a tutt’e tre, e ha anche raccolto il dna dei ragazzi per confrontarle con le tracce di sudore trovate sulla pistola. Un’arma rubata, quella Bernardelli calibro 22 che ha sparato sabato notte. La polizia l’ha trovata lì, era sparita a settembre da una casa di Ribolla. Nell’abitazione dei due albanesi, di 23 e 25 anni, sono stati trovati anche oggetti in oro, pc, orologi e telefoni cellulari. Ai reati di lesioni aggravate, detenzione d’armi e scoppio pericoloso, si aggiunge anche quello di ricettazione.
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