Il Tirreno

Grosseto

Sos cinghiali: aziende al collasso

di Fiora Bonelli

Raccolti e mandrie devastati a Roccalbegna. Gli agricoltori: «O la Provincia fa qualcosa o qui si chiude»

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ROCCALBEGNA. È allarme cinghiali a Roccalbegna. Gli animali sono diventati i nuovi spettri degli allevatori e degli agricoltori del paese, i quali invocano aiuto per l’ennesima volta contro questi ungulati che stanno distruggendo il lavoro di una vita, colpendo aziende e ovili, animali e piante.

Per questo allevatori e agricoltori hanno in animo di scrivere una lettera aperta al presidente della Provincia, Leonardo Marras, e in questa iniziativa non sono soli. Li sostiene infatti il sindaco di Roccalbegna, Massimo Galli.

La loro battaglia, infatti, sembra molto dura. «Siamo un folto gruppo di agricoltori e allevatori del comune di Roccalbegna, stanchi e impotenti di fronte al dilagare di vere e proprie orde di cinghiali che mai come questo anno stanno letteralmente distruggendo i nostri seminati», spiegano.

«Dovremo abbandonare forzatamente le nostre aziende devastate e in perdita. In una situazione economica così difficile come quella attuale, complice la crisi e l ’andamento atmosferico avverso, la distruzione totale o parziale dei nostri raccolti è veramente insostenibile».

Poco o niente, ammettono gli aglicoltori, si può fare contro la crisi e certo niente contro il maltempo. «Ma con un po’ di impegno - spiegano - le istituzioni provinciali molto potrebbero per liberarci dal grave problema dei cinghiali. Essi infatti non sono una delle sette piaghe mandate da Dio come nell'antico Egitto ma la conseguenza di scelte sbagliate per non dire colpevoli, fatte a danno dell’intera collettività».

L’allusione è al fatto che i cinghiali oggi presenti nella provincia di Grosseto non sono autoctoni, cioè tipici di queste zone, ma sono stati introdotti a scopo venatorio dall’estero perché sono una razza più prolifica. Proprio questa caratteristica, che evidentemente è apprezzata dai cacciatori, crea però problemi all’agricoltura «causando, dicono gli agricoltori e allevatori di Roccalbegna - un danno ambientale forse addirittura irreparabile».

Gli agricoltori e gli allevatori rammentano alla Provincia di avere «scritto lettere, fax, fatto telefonate gridato a tutti il nostro disagio anche con l’aiuto del nostro sindaco che si è impegnato in prima persona e che conosce perfettamente la situazione in cui ci troviamo. Il problema è grave - sottolineano - e questa amministrazione ha il preciso dovere di risolverlo con mezzi adeguati e soluzioni coraggiose che non possono essere demandati alla buona volontà dei singoli. I quali, sia nell’ambito provinciale che in quello dell’ Atc si sono prodigati per aiutarci e a loro va tutto il nostro ringraziamento».

L’appello contiene però anche una proposta. «Misure atte al contenimento di questi animali vanno prese immediatamente - spiegano - e va poi concordata una strategia per il futuro che possa portare, se non alla tanta auspicata eradicazione e la reintroduzione del cinghiale autoctono, per lo meno ad un contenimento accettabile. Anche la questione delle cosiddette aree vocate è un vero e proprio abuso nei confronti di chi da sempre lavora in territori difficili e di montagna e con il proprio lavoro contribuisce al mantenimento del territorio e alla regolamentazione delle acque».

Allevatori e agricoltori chiedono dunque alla Provincia «lo stesso rispetto nei confronti di tutti i suoi cittadini. Se quello che chiediamo non fosse possibile vorremmo che ci fosse detto chiaramente, prima di abbandonare definitivamente le nostre aziende create con tanti sacrifici. Se non otterremo risultati vuol dire che ci uniremo ai tanti disoccupati in Italia. Perché non produrre è meglio che produrre in perdita. Allora, per favore, non parlateci più della provincia di Grosseto come di distretto rurale d’Europa, né di prodotti tipici e di eccellenze, di ambiente e di “Maremma riserva di Natura”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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