Il Tirreno

Grosseto

Medicine cinesi illegali Negoziante sotto accusa

di Pierluigi Sposato

Ha patteggiato 8 mesi per esercizio abusivo della professione farmaceutica La guardia di finanza gli aveva sequestrato 72 scatole di cerotti analgesici

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FOLLONICA. Era partita da Catania e si era ramificata in tutta Italia. Gli indagati erano 293 e il fascicolo si era diviso in cento rivoli, ciascuno per la competenza territoriale dell’una o dell’altra Procura. “Cosi cinisi”, cose cinesi in dialetto siciliano, il nome dell’operazione che aveva messo in movimento guardia di finanza e carabinieri: nel corso del 2006 erano state sequestrate 46mila confezioni di farmaci cinesi ritenuti illegali, con il sospetto di alto il rischio per i consumatori. C’era anche il Viagra cinese. Si sarebbe trattato di farmaci tossici, irritanti e a volte tali da provocare conseguenze irreparabili alla salute. Tra le varie tipologie di farmaci (tutti con etichettatura e istruzioni per l'uso in lingua cinese) c’erano quelli per lo stomaco, sedativi, sonniferi, analgesici, antinfiammatori e altri sconosciuti,

In Maremma a finire sotto sequestro erano state 72 confezioni da 4 cerotti analgesici ciascuna.

E sotto inchiesta c’era andato un cittadino cinese Yongwei Cheng, oggi 39 anni, abitante a Follonica, in qualità di titolare del negozio “Friendlies”. Esercizio abusivo della professione farmaceutica - per aver messo in vendita senza titolo abilitativo e senza iscrizione all’Ordine quel prodotto medicinale - e ricettazione delle 72 confezioni le accuse che lo hanno portato davanti al giudice Giovanni Muscogiuri. Cheng, assistito dall’avvocato Laura Pacenti, ha preferito non discutere le accuse e ha patteggiato con il pm Pamela Di Guglielmo 8 mesi e 20 giorni più 300 euro di multa (pena sospesa e non menzione). Il giudice ha disposto anche la confisca e la distruzione di quelle confezioni di “Zhanggu Shexiang Zhitong Gao”. Quando le fiamme gialle della Tenenza di Follonica si erano presentate nel negozio (era il 24 ottobre 2006), avevano trovato le confezioni dalle etichette ritenute incomplete; ma stando agli accertamenti degli specialisti, si trattava di un prodotto contentente due droghe a base di radice di aconito e di estratto di belladonna, ad elevata tossicità. Un prodotto, aveva accertato la Procura, dalle caratteristiche tali che era possibile vendere ma solo se la vendita era effettuata da un farmacista regolarmente autorizzato. E Cheng, secondo quanto verificato dalla guardia di finanza, non aveva tale abilitazione.

Inizialmente, nel fascicolo degli indagati erano finiti anche altri tre cittadini di nazionalità cinese: una donna di 30 anni, un uomo di 36 e un altro di 46. Ma la loro posizione è stata stralciata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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