Attenzione
In Maremma oltre 400 fogne a perdere
Meno di 4 anni per fare gli impianti, in arrivo sanzioni dall’Europa. Il Fiora: «Servono 80 milioni, non abbiamo i soldi»
GROSSETO
Qualcuno pensa che gli scarichi delle fogne “a perdere”, quindi nei campi e nei corsi d’acqua, siano un ricordo del passato? Macché.
Solo in Maremma gli scarichi così sono oltre 400. Quasi tutti da piccoli gruppi di case, ma nell’elenco ci sono anche tutta Arcidosso, Borgo Carige, alcuni quartieri di Follonica. Solo che adesso è in arrivo la stangata dell’Europa che ha dato all’Italia tempo fino a tutto il 2015 per mettersi in regola con gli impianti di depurazione, deferendo il nostro paese, insieme alla Spagna, alla Corte di giustizia europea.
Le multe saranno da 11904 euro fino a 714240 euro per ogni giorno di ritardo, i conti per i mesi si fanno in fretta:una stangata pazzesca. Cifre che lo Stato finirà per scaricare sugli enti locali inadempienti (i Comuni)e da questi sulla società di gestione del servizio di depurazione, cioè l’Acquedotto del Fiora.
«Il problema è enorme e sottovalutato dai più – commenta il presidente Claudio Ceroni –. Noi avremmo tempo fino al 31 dicembre 2015 per fare gli impianti, ma ci è materialmente impossibile per una serie di motivi .Su tutti la mancanza di soldi, a meno che non si voglia scaricare i costi sulle bollette».
Quali sono i motivi presidente?
«Su tutti la quantità di interventi che dovremmo fare. In Maremma, che ha un territorio vastissimo, gli scarichi a perdere sono oltre 400. E, paradossalmente, sono più un problema quelli piccoli di quelli grossi».
E come mai?
«Perché le attuali farraginose normative, se non saranno riviste, impongono di fare impianti per duemila utenze anche dove ce ne sono appena alcune decine. Fare un unico depuratore per Arcidosso, o per Borgo Carige, che sono del tutto staccati, ha un costo, ma è comunque relativo se si rapporta al numero degli abitanti serviti. Ma in Maremma la maggior parte degli scarichi a perdere viene da borghi e borghetti, gruppi di case, agglomerati isolati. E per ciascuno di questi dovremmo fare un impianto da duemila persone. Oppure chilometri di tubazioni per i collegamenti. Insomma, con i nostri bilanci, non è assolutamente possibile».
Avete fatto due conti?
«Più o meno sì, anche se in modo abbastanza grossolano. Diciamo che ci vorrebbero fra i 70 e gli 80 milioni di euro, una cifra impensabile per il nostro bilancio. A meno che, ripeto, non si decida di scaricare i costi sulle bollette, quindi sui cittadini».
Eppure proprio sulla depurazione c’è stata di recente una sentenza della Corte costituzionale. Una sentenza molto chiara.
«Certo, fin troppo chiara. Ci impone di rendere la quota pagata per la depurazione agli utenti che non sono allacciati. In linea teorica ha un senso, ma quei soldi potevano servire proprio per finanziare gli impianti, suddividendo il costo fra tutti».
E quindi che succederà?
«Il problema c’è, va affrontato, perché con l’Europa non si scherza, Qui non si tratta di fare la solita proroga all’italiana, dal 1º gennaio 2016 arriveranno le sanzioni, per milioni di euro, per non parlare dei risvolti penali della faccenda».
Sarà bene accelerare i tempi allora.
«Direi di sì. Anche perché c’è un altro problema: quasi tutti i Comuni non hanno gli strumenti urbanistici per collocare un depuratore a ridosso dei nuclei abitati. Insomma, nei piani regolatori le aree non ci sono e non è detto che si possano individuare con grande facilità, visto che tutti chiedono di depurare le acque ma nessuno vuole l’impianto vicino a casa propria. Certo è che le aree vanno previste. E in fretta, perché alla scadenza manca davvero poco».
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