La protesta
L’Asl assume dieci medici ma in sette dicono “no”
Il personale era destinato al 118 e agli ospedali di Pitigliano e Castel del Piano Gli incarichi, a tempo indeterminato, dovevano essere ricoperti da ottobre
GROSSETO
Aaa, offresi sette posti a tempo indeterminato per medico della Asl che nessuno vuole ricoprire. Nessuno scherzo, la questione è serissima e, purtroppo, si trascina dallo scorso autunno. Da quando, cioè, la Asl 9 di Grosseto ha dato il via libera all’assunzione di dieci medici: tre destinati al pronto soccorso di Pitigliano, due a quello di Castel del Piano e cinque al 118.
Dieci posti fissi, merce rara di questi tempi, ai quali si può accedere attraverso un sudato percorso che, dopo anni di studi e specializzazioni, deve passare dal vaglio di un affollatissimo concorso. In questo caso ancora più difficile da superare perché il bacino di riferimento era su tre province, Grosseto, Siena e Arezzo, ovvero il territorio Estav sud-ovest.
L’Asl 9, avendo bisogno di questi dieci medici, ha preso in mano la graduatoria di quel concorso, approvata a metà settembre, ha scorso i nomi dei primi dieci classificati e ha disposto la loro assunzione. Tre hanno accettato (due di loro hanno preso servizio a Pitigliano), ma sette hanno gentilmente declinato l’offerta.
Nello specifico, sei di loro – la prima, seconda, terza, settima, ottava classificata e il nono classificato – hanno comunicato formalmente la rinuncia all’incarico inviando un fax. La quinta classificata, invece, non ha assunto servizio nei termini stabiliti e dunque la sua assunzione è decaduta.
Insomma, una vera débacle per l’azienda sanitaria grossetana, sulla quale, vista anche la crisi di lavoro di questi periodi, non si può non interrogarsi. Cosa spinge a rinunciare a un posto sicuro, anzi a sette postisicuri in un’azienda sanitaria che ha ottime performance a livello nazionale?
Si può ipotizzare che, ad esempio, in tutti i settori spesso i candidati provano più concorsi per poi avere la possibilità di scegliere il posto che più gli si confà. È anche vero che, essendo questo un concorso valido per tre province, non è detto che un candidato aretino o senese brami per finire a lavorare a Grosseto, lontano da casa. È infine inappuntabile che, soprattutto per un medico del 118, operare su un territorio così vasto come la provincia di Grosseto è più impegnativo che non farlo per Asl il cui territorio di competenza è più contenuto e richiede dunque spostamenti minori nelle ore di servizio.
In ogni caso, i motivi di queste rinunce li conoscono solo i diretti interessati.
Alla Asl, invece, non rimane che accettare di essersi ritrovata a mani – o sarebbe meglio dire “corsie” – quasi vuote, a fronte delle quali si arrangia con turnazioni e straordinari, in attesa che qualcuno accetti, di venire a lavorare nei suoi ospedali.
Quel qualcuno sarà cercato scorrendo la graduatoria, composta da una trentina di persone, cosa che è già stata disposta. Se ancora nessuno accetterà, dovrà essere indetto un altro concorso, ma i tempi naturalmente si allungherebbero e le postazioni che necessitano di un rinforzo di personale rimarrebbero in affanno. Una cosa è certa: i sette che hanno rifiutato di venire a lavorare a Grosseto non potranno più essere assunti nella Asl 9.
Qualunque siano le loro motivazioni, viene da pensare che in questo caso abbia avuto ragione il presidente del consiglio Mario Monti: evidentemente per qualcuno il posto fisso è una cosa noiosa.
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