Il dolore
Da Boston allo Jannella per vincere
Ecco Darren Harrison-Panis, il direttore generale: «Sembro giovane, ma ho lavorato in tutto il mondo»
GROSSETO
E’ nato a mezzo chilometro dal Fenway Park, il tempio del baseball di Boston, ma per Darren Harrison-Panis, ventiseienne direttore generale del Grosseto è, iniziata una avventura stimolante.
«Sembro giovane - ha detto dopo aver ringraziato gli amministratori e Fraccari - ma ho lavorato nel baseball in tutto il mondo, ma non ho mai visto un campo così appassionato. Noi lavoreremo forte per farli divertire».
«Le nostre porte - aggiunge Harrison-Panis - sono aperte alla comunità. Siamo eccitati e vi aspettiamo al campo».
Quali sono le vostre aspettative?
«Vogliamo guadagnarci la fiducia della gente giorno dopo giorno. Non penseremo solo all’aspetto sportivo. Il baseball è il gioco di tutti, ricchi e poveri. Tutti possono venire allo stadio per trascorrere una bella serata. Ripeto, fare un passo alla volta per richiamare gente al campo da gioco».
Il direttore, o responsabile delle Baseball Operation, per dirla all’americana, ha iniziato a muovere i primi passi come stagista responsabile del “Food and beverage” nelle minors di Boston, con i Greenville Drive. «Là ho compreso che non c’è bisogno di giocatori di Major league, ma giovani motivati per creare interesse ed avere successo. E’ quello che voglio creare a Grosseto, coinvolgendo i giovani atleti e le loro famiglie».
Darren ha parlato anche dell’investimento della Chris Carminucci Sports Group: «Noi abbiamo messo il 50%, l’altro lo metterà la Grosseto Baseball. E’ ancora presto per parlare di piani di rientro. Dobbiamo preparare un programma che preveda sponsor, ma anche cappellini, magliette ed hot dogs, ma ci vuole tempo. Pensiamo ad una cosa alla volta».
Il nuovo direttore generale, che potrebbe essere affiancato da David Rigoli (oggi a mezzogiorno ha un incontro con il presidente Caliendo e con Mario Mazzei), ha dimostrato voglia di calarsi nella nuova dimensione. La sua è quasi una scelta di vita. «Chi può darmi ripetizioni di italiano», ha chiesto ai suoi collaboratori italiani, per poter interagire meglio con gli operatori economici. In questi giorni la sua agenda è piena di appuntamenti, per iniziare a contattare i primi sponsor, per mettere in piedi le iniziative che potrebbero consentire di richiamare spettatori. Non solo hot dog, Coca Cola, pop corn e birra, ma anche spettacoli («Lo Jannella è un’arena ideale», dice Peter Caliendo), camp e stage dedicati ai più giovani.
Di carne al fuoco ce n’è tanta. La presenza di Caliendo presupporrà anche un primo pensiero alla squadra che dovrà onorare l’Italian Baseball league, con l’obiettivo solo di giocare alla pari con le altre, senza obiettivi («Anche se vincere fa sempre bene», sorride Caliendo). Il presidente dovrà sciogliere anche il nodo della squadra di Seconda divisione. Sia lo Junior Grosseto, che ha anche le tre formazioni giovanili obbligatorie da regolamento federale, che Rosemar (ha solo due squadre ragazzi ed una cadetti) sono pronti a scendere in pista. Caliendo ascolterà tutti, farà le sue valutazioni e deciderà, per il bene della squadra, che essendosi mossa con grave ritardo, non può dispendere nemmeno uno dei giocatori tesserati.. E’ insomma il primo esame da superare, poi si potrà pensare al roster della prima squadra, ai giocatori da affiancare a Bischeri, Sgnaolin e Andrea De Santis per far sì che Grosseto rimanga in Ibl conservando almeno la sesta piazza. (m.c.)
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