Il Tirreno

Grosseto

Prigionieri della neve e senz’acqua in casa

di Francesca Ferri
Prigionieri della neve e senz’acqua in casa

Arcidosso, ai piedi dell’Amiata, da 12 giorni è sepolto nel bianco. La gente gira con la pala in spalla per farsi strada e raggiungere i parenti anziani

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INVIATA A ARCIDOSSO

Su una cosa sono tutti d’accordo: una neve così non si era mai vista. «Neppure nell’85». «Macché, neppure nel ’56». «Oddio, forse quella del ’56...».

Ad Arcidosso, paesino di 4.400 abitanti ai piedi dell’Amiata – una cinquantina di chilometri da Grosseto – alla neve ci sono abituati. Era tanto però che agli abitanti non accadeva di trovarsi “sotto” la neve, completamente soffocati come in questi giorni. Né qui, né negli altri comuni della provincia di Grosseto che stanno lottando contro la bellissima, quanto insidiosa signora del freddo e che ieri hanno ricevuto la visita del prefetto, Giuseppe Linardi e del presidente della Provincia, Leonardo Marras. A cominciare dalla vicina Castell’Azzara e dai più lontani Sorano e Pitigliano, dove è arrivato addirittura l’esercito.

Almeno ad Arcidosso il peggio è passato, anche se la vita non è ancora tornata alla normalità. Le scuole rimangono chiuse, mezzo centro storico è senza acqua e alcune zone rimangono isolate. Ingannano il bel sole della domenica pomeriggio e il cielo sereno. Chi può è in vetta a sciare, ma la maggior parte degli arcidossini è al lavoro, a spalare via la neve, nel dodicesimo giorno di bianco assoluto.

I mezzi dei vigili del fuoco sono stati inviati nella vicina Castell’Azzara e in una località il cui nome dice tutto: “Abbandonato”. È arrivato però un mastodontico spalaneve a turbina da Lucca e si è messo al lavoro insieme agli 11 uomini dei Vas, capitanati da Paris Fedeli. Tutti volontari, tutti figli della montagna più un “neo arcidossino”, Abderrahim, 33 anni, che mai nel Marocco natio avrebbe pensato di diventare un esperto spalatore di neve.

Saliamo sulla Panda del vicesindaco, Paolo Lazzeroni, per un giro esplorativo. In paese ci si conosce tutti, così Lazzeroni è semplicemente “Paolo” e il suo cellulare, come quello del sindaco Emilio Landi e degli altri amministratori, che in questi giorni sono scesi in strada e saliti sui trattori per dar man forte ai soccorsi, ce l’hanno tutti. Basta una chiamata per chiedere aiuto. «Ma non ha squillato molto - spiega Lazzeroni - perché qui la gente non è di quella che chiede aiuto».

Di aiuto c’è stato bisogno, però. A cominciare dal centro storico, completamente ovattato, con le viuzze solcate da stradelli ricavati tra due pareti di neve. Eleganti mantelli bianchi coprono tettoie e tegole e il ticchettio di acqua che cade dalle stalattiti scava dei rigagnoli. Tante porte sono sommerse di neve: tante case, qui, non sono nemmeno abitate.

Allontanandosi dal centro il paesaggio è altrettanto da fiaba e altrettanto disagevole è percorrerlo. Neve incontaminata brilla sul bosco, “violata” solo da un sentiero aperto di fresco, forse di un capriolo. Non è difficile credere che proprio questi luoghi abbiano ispirato il pensiero di David Lazzaretti.

Proprio i due borghi di Zancona e Le Macchie ai piedi del Monte Labbro, dove il profeta dell’Amiata nacque e iniziò la sua attività di predicatore, in questi giorni sono stati tra i più difficili da raggiungere, come anche le altre cinque frazioni del comune. Solo oggi cominciano a tornare lentamente alla normalità.

Siamo a tre chilometri dal paese, sulla strada un anziano è curvo su una pala davanti a casa. Si chiama Ernesto Guidarini, ha 79 anni. Le mani spaccate dal freddo, impugna il manico di legno grezzo e ha davanti a sé una salita di 50 metri coperta da più di mezzo metro di neve. Non ha guanti e non ha giubbotto, indossa solo una vestaglina blu. «Se ho freddo? Non quando si lavora. Siamo rimasti isolati per un po’ io e mia moglie. Per me non mi sono preoccupato. Ero più in pensiero per i polli, che tengo in fondo alla strada. Noi il pane lo possiamo fare da soli».

«L’unica cosa che ho pensato è stata: speriamo non si senta male nessuno», dice Tiziana Corsini a Le Macchie. Anche qui la neve ha bloccato i collegamenti sabato, ma oggi c’è tempo per una passeggiata. «Per raggiungere mia madre, io e mia figlia Sara siamo uscite con la pala e ci siamo fatte largo man mano. I soccorsi sono venuti senza che li chiamassimo». Paura di rimanere senza cibo? Non sull’Amiata. «Avevamo fatto un po’ di scorta e poi, se c’è farina e c’è fuoco, non c’è da preoccuparsi».

Ernose Pacifici, 55 anni, vive come altre dieci famiglie in mezzo al bosco, nel Parco faunistico dell’Amiata, a mezzo chilometro dalla “strada maestra”. Divide la casa con la moglie e i suoceri di 90 e 82 anni. «Siamo rimasti tre giorni isolati e più che tutto avevo paura per mio suocero che soffre di cuore. Ma mi ha chiamato Massimo (l’assessore al Bilancio Feri, ndr) , mi ha detto che se avevo bisogno di medicine me le portava». Ernose oggi è stato “liberato” da casa e dà una mano a pulire la strada. Altri, però, sono ancora “prigionieri”, soprattutto nei poderi dietro questo monte ma li sentiamo per telefono.

I problemi sono anche quelli, banali, di buttare la spazzatura nei cassonetti semisommersi nel bianco, togliere l’auto affondata nella neve del parcheggio, fare la lavatrice. Perché in questo mare di cristalli d’acqua ghiacciata, pare impossibile, ma manca l’acqua. Lo scopriamo incrociando nel centro storico Annalisa e Sabrina, mamma e figlia, con due grossi borsoni blu dell’Ikea pieni di panni. «Siamo senz’acqua da dieci giorni perché il tubo si è gelato - spiega Annalisa - e si è rotto. Noi andiamo alla lavanderia a gettoni».

«Io sul contatore c’ho messo un golfino - si raccontano due amiche al caldo della pasticceria “Da Luisella” - e, comunque, capisco i disagi però una volta tanti problemi così non c’erano. Ora si chiudono le scuole, si mobilita la Protezione civile: io quand’ero piccina andavo in giro nella neve con una maglina di lana».

Sono le 17, il termometro segna meno 2, tornano i primi sciatori e i mezzi antineve vanno a fare gasolio per l’indomani. Nella pasticceria si serve tè e cioccolata calda: il sole tramonta presto in montagna, la dodicesima giornata di neve sta per finire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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