Il Tirreno

Grosseto

Si schianta con l’auto per il ghiaccio

Si schianta con l’auto per il ghiaccio

Ragazzo di vent’anni finisce nel fosso sulla strada della Trappola. È morto dopo poche ore al pronto soccorso

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Si dice che la neve cada dalle labbra del cielo. Giacomo la neve che ieri mattina si era timidamente affacciata sulla città, l’aspettava da tempo. «Babbo, ma perché non ci trasferiamo dove nevica?». Ed è stata probabilmente la neve, quella che lui, invocava, ad ucciderlo a soli vent’anni su una strada che ha un nome che ieri faceva venire i brividi a pronunciarlo: quella della Trappola.

La sua trappola, Giacomo Troiano, l’ha trovata su una curva. Un po’ di neve per terra, che gli ha fatto perdere il controllo della sua Lancia Y.

Le lancette dell’orologio ancora non segnavano le 11, ieri mattina. Giacomo era sulla sua auto, da Grosseto stava guidando verso Principina. La strada della Trappola non era ancora una lastra di ghiaccio. La neve si stava accumulando sui bordi. Nevicava, e Giacomo probabilmente era felice per quei fiocchi bianchi che stavano scendendo giù. Dalle labbra del cielo. Le gomme della sua auto, abituate a percorrere le strade della Maremma dove il ghiaccio non è di casa sono finte probabilmente su una lastra. Questo lo stanno verificando i vigili urbani, che hanno fatto i rilievi dell’incidente. Ha urtato con una fiancata di quella Lancia Y scelta anche come foto del profilo su Facebook. L’auto nuova, una gran soddisfazione per un ragazzo di vent’anni che amava le macchine e i motori.

La sua Lancia si è messa di traverso, su quella strada ed è finita nel fossetto , finendo la sua corsa proprio contro la spalletta del ponticino che porta dall’altra parte, sull’argine.

Uno schianto terribile, l’auto distrutta. Per togliere Giacomo dalle lamiere sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. Era impossibile aprire gli sportelli, i pompieri hanno dovuto tagliare via il tettino dell’auto, aprirla come si fa con una scatoletta di tonno.

Sulla provinciale c’era già un’ambulanza del 118 con i sanitari. Quando l’allarme è arrivata alla centrale, chi ha chiamato per segnalare quell’incidente, lo ha detto che chi era in quell’auto non poteva aver riportato ferite lievi. Giacomo è stato rianimato a lungo, su quell’ambulanza. Poi la corsa verso l’ospedale di Grosseto e la telefonata per avvertire i suoi genitori. Un compito difficile, affidato al cognato del ragazzo, che da poco è entrato nel corpo della polizia municipale. Lui non c’era, ieri mattina, su quella strada. Quello che era successo lo ha saputo dai colleghi e lo ha dovuto dire al babbo di Giacomo, Francesco, che lavora a pochi passi dal Misericordia, dove si stava consumando la tragedia più grande della sua vita. Quella alla quale nessun genitore è preparato. Sopravvivere al proprio figlio. Francesco Troiano si occupa dei servizi generali al Parco materiale artiglieria di Grosseto. Quelle poche centinaia di metri che lo allontanano dall’ospedale di Grosseto li ha percorsi a piedi.

Con il cuore in gola e la speranza che tutto si mettesse a posto. Pochi minuti dopo, all’ospedale è arrivato anche il suo collega di lavoro Gianfranco Franceschini. «Gli piaceva tanto la neve», è riuscito a dire babbo Francesco all’ospedale, davanti alla porta del pronto soccorso, abbandonandosi tra le braccia degli amici e dei parenti.

I colleghi di lavoro del Parco non sono riusciti a fare altro che stringersi intorno alla famiglia di Francesco, alla moglie Giovanna e alla figlia, poco più grande di Giacomo. Gli piaceva tanto la neve, a quel ragazzo timido e sorridente. Probabilmente, proprio quella neve, ieri sulla strada della Trappola, lo ha portato via.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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