Il Tirreno

Grosseto

«Schettino è finito nel tritacarne»

di Francesca Gori
«Schettino è finito nel tritacarne»

Botta e risposta sulla fuga di notizie, Leporatti chiede alla procura di aprire un fascicolo

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GROSSETO

Un botta e risposta a distanza tra il numero uno della procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati e lo studio legale Abl di Grosseto, che, con l’avvocato Bruno Leporatti ha assunto la difesa del comandante Francesco Schettino. Il pomo della discordia è la fuga di notizie che il procuratore lombardo cuce al petto dei difensori. Accusa che Antichi, Leporatti e Bastianini respingono «con sdegno».

La polemica è cominciata ieri mattina, quando Bruti Liberati ne suo intervento alla settimana sociale dei cattolici della diocesi di Vittorio Veneto ha deto: «Non mi voglio pronunciare sulle misure prese per il comandante Schettino ma forse una maggiore sobrietà informativa avrebbe giovato, perché sui giornali abbiamo letto tutto e il contrario di tutto». E fin qui, anche il difensore di Schettino, l’avvocato Leporatti, era d’accordo col pm. «Sono usciti tutti i verbali, perfino un audio - ha concluso il magistrato - e ritengo che al riguardo sia stato fatto un errore clamoroso, perché le difese hanno diritto ad ascoltare ma non ad avere l'audio da diffondere. Questa è stata una leggerezza». Una frase che ieri ha suscitato un vespaio a Grosseto, tanto da spingere lo studio legale a rispondere per le rime al procuratore. La registrazione della quale parla Bruti liberati è ormai l’arcinota telefonata tra il comandante Schettino e il coordinatore della sala operativa della capitaneria di Livorno Gregorio De Falco. Telefonata che ha fatto il giro del mondo e che certo non dà un’immagine edificante del comandante che lascia la nave per primo. «Chi insinua che quel materiale sia uscito dal nostro studio - dice Alessandro Antichi, mente. Divulgare quell’audio, per il difensore di Schettino, sarebbe stata una strategia certo non azzeccata».Il diretto interessato, l’avvocato Bruno Leporatti, alla stampa ha concesso davvero poco. Poche battute, nessuna parola fuori dal suo studio e silenzio assoluto sul caso. È un caso grosso, quello del naufragio della Costa. Ma lo è anche quello della difesa di Laura Pettenello, la mamma accusata di aver ucciso suo figlio Federico, 16 mesi, annegandolo nel mare della Feniglia. Anche lei ha scelto Leporatti. E chi frequenta le aule del tribunale, lo sa bene chi è quell’avvocato con la barba e i capelli sgaruffati che sorride ma non parla volentieri. Schettino non è quindi un’eccezione. «La difesa, ma anzitutto l'immagine pubblica del comandante Schettino - dice Bruno Leporatti - sono state gravemente lese dall'incontrollata diffusione di atti e di indiscrezioni (verbali, video, audio e brogliacci di intercettazioni ambientali) cui gli organi di informazione hanno potuto attingere a piene mani, nonostante il segreto d'indagine». Detto questo, l’avvocato ha deciso di passare al contrattacco. «C’è da augurarsi - aggiunge - che la Procura abbia svolto indagini al fine di accertare le personali responsabilità di chi, danneggiando anzitutto la difesa, ha diffuso urbi et orbi l'audio della nota telefonata e non solo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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