La manifestazione
S’incatenò davanti al Comune, ora è nei guai per un debito
Monica Pinna aveva superato i problemi grazie ad un prestito da una società finanziaria «Gli interessi sono balzati oltre il 50%, se non mi danno una proroga non ce la faccio»
GROSSETO. Lo scorso primo aprile Monica Pinna si incatenò al portone d'ingresso del Comune di Grosseto per chiedere un aiuto per lei e la sua bambina di tre anni.
La 40enne, dopo la separazione dal marito con il quale si era trasferito dalla Sardegna alla Maremma, dopo esser rimasta sola con sua figlia aveva perso anche la casa e il lavoro. Un aiuto le venne offerto dall'associazione Le Querce di Mamre di Don Enzo Capitani che le trovò una sistemazione provvisoria, in attesa dell'assegnazione di un alloggio popolare avvenuta alcuni mesi dopo.
Ma un altro sostegno le fu fornito anche dalla Compass, la società finanziaria del gruppo Mediobanca. Dopo meno di due mesi da quel gesto eclatante e disperato, un arco di tempo durante il quale Monica non aveva trovato un impiego ed era ancora in attesa di una sistemazione stabile, Compass decise comunque di concederle un prestito personale.
L'importo del finanziamento fu di 2.720 euro da restituire entro 24 mesi ad un tasso del 12,25% (anche se in realtà il Taeg, il tasso annuo effettivo globale, che comprende anche le spese per l'operazione è del 14,73%), per un totale di 3.080 euro.
Per un soggetto a rischio come Monica, che mai avrebbe potuto stipulare un'operazione simile con una banca, quei soldi rappresentarono una boccata d'ossigeno. Se non fosse che di quei 2.720 euro lei ne intascò solo 2.000 perché Compass le fece stipulare tre polizze assicurative con la compagnia Metlife, il cui braccio operativo in Italia è la Alico: “budget protection” in caso di perdita involontaria dell'impiego, inabilità temporanea al lavoro per infortunio o ricovero ospedaliero; “personal protection” che rappresenta una sorta di assicurazione sanitaria e “family protection” che copre tutto il nucleo. Del resto nel contratto è prevista la facoltà di stipulare, o consentire a Compass di farlo per proprio conto, un contratto assicurativo a tutela del rischio del credito per la durata del finanziamento “presso compagnia di assicurazione di gradimento” della società finanziaria.
Convincendo i richiedenti il prestito a stipulare queste assicurazioni, Compass si tutela nel caso di insolvenza a spese dello stesso cliente. In concreto Monica ha ricevuto 2000 euro e dopo 24 mesi dovrà restituirne 3.080, con un tasso d'interesse “teorico” di oltre il 50%. Un tasso che scende al nominale 12,25% se calcolato sul prestito complessivo di 2.720 euro, cifra alla quale però si arriva solo sommando i 720 euro di polizze. Il Tirreno ha contattato un istituto di credito esponendo la situazione di Monica e, per lo stesso prestito da 2000 euro da restituire in 24 mesi, le varie polizze comprensive delle pratiche istruttorie verrebbero a costare tra i 40 e gli 80 euro. E' bene sgombrare il campo da ogni dubbio, tutta l'operazione è stata condotta legalmente. Ma il “modus operandi” necessiterebbe risposte ad un paio di interrogativi: perché prestare soldi ad una donna disoccupata che vive con la figlia in un alloggio popolare? Se il soggetto è in una situazione finanziaria così rischiosa perché fargli stipulare costosissime polizze assicurative?
«Da maggio a novembre ho saldato tutte le rate grazie ai soldi messi da parte con qualche lavoretto – racconta Monica – a dicembre però ho detto alla Compass che non sarei riuscita a pagare e ho chiesto la sospensione della rata. Loro ne hanno bloccata una ma adesso reclamano quelle di gennaio e febbraio, ma io non ce la faccio. Continuano a chiamarmi e mandarmi sms per dirmi che se non saldo le rate, aumentate per gli interessi di mora, adiranno alle vie legali». In tal caso Monica rischia di essere inserita nei “libri neri” delle società di informazioni creditizie e di vedersi ipotecata l'automobile, unico bene in suo possesso. A meno che Compass non le conceda una proroga.
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