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Mugnai sotto accusa per i fondi di An

Mugnai sotto accusa per i fondi di An

Il senatore si difende: «I denari a cui si fa riferimento sono di pagamenti registrati a bilancio»

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GROSSETO

Da un paio di giorni il senatore grossetano Franco Mugnai è al centro di una spiacevole vicenda di ammanchi che vede protagonisti uomini e signore dell'ex Alleanza nazionale, associazione scioltasi nel 2009 dentro il Pdl, ma formalmente ancora in vita. La storia è questa. An aveva un patrimonio, ereditato dal vecchio Msi e quando Berlusconi mise a punto la fusione con Forza Italia fu stabilito che i soldi finissero in una fondazione, da istituirsi prima della fine del 2011. E in effetti così è stato. Il problema è che in questi due anni, dalla nascita del Pdl all’istituzione della fondazione, sarebbero scomparsi 25 milioni e 920 mila euro.

E qui entra in scena Mugnai, il senatore grossetano del Pdl che nel settembre di due anni fa fu nominato presidente di una sorta di cda, un comitato di gestione di Alleanza Nazionale. Mugnai, avvocato con i fiocchi, persona integerrima, mai si era occupato di denari. Fu messo lì proprio come figura garante. Al di sopra di ogni sospetto. A presidiare il capitale di An. Oggi c'è chi avanza dubbi sulla sua condotta, denunciando una mala gestione dei beni del partito. Il Tribunale di Roma ha aperto un'inchiesta e ci sono perizie sui presunti ammanchi a cui i quotidiani nazionali, negli ultimi due giorni, hanno dato ampio risalto.

Mugnai - è il suo mestiere - si è difeso contrattaccando. Ha confermato le uscite per quasi 26 milioni ma ha spiegato che di sua pertinenza sono solo 4 milioni e ottocento mila euro, mentre il resto sarebbe stato speso prima del suo arrivo, cioè quando An e il patrimonio erano nelle mani dei finiani. «Non è vero - scrive il senatore - quello che è stato scritto da alcuni quotidiani. E' un becero tentativo strumentale che non ha alcun fondamento. I denari a cui si fa riferimento riguardano infatti pagamenti che sono tutti in bilancio, tracciabili e documentati, e approvati preventivamente e consuntivamente quasi sempre all'unanimità da tutti gli organismi eletti dal Congresso di cui fanno parte tutt'ora anche la signora Rita Marino e gli onorevoli Donato Lamorte e Enzo Raisi, strettissimi collaboratori di Gianfranco Fini»'.

Secondo il Messaggero, che ieri ha pubblicato alcuni verbali del comitato presieduto da Mugnai, lo stesso Mugnai avrebbe incassato 60 mila euro per una parcella che, segnalano gli ispettori, non era inserita nell'elenco dei creditori.

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