Il Tirreno

Grosseto

Tentato omicidio al bar Ricostruita l’aggressione

di Pierluigi Sposato
Tentato omicidio al bar Ricostruita l’aggressione

In Tribunale vittima e imputato sono stati messi uno di fronte all’altro Un’assicella di legno ha simulato il coltello pattada dalla lama di 11 centimetri

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SCANSANO

Li hanno messi uno di fronte all'altro, a cinquanta centimetri di distanza. L'aggressore che impugnava un simulacro di coltello, da una parte; e la vittima scampata a quello che la Procura ritiene essere stato un tentato omicidio, dall'altra. Cinque minuti di "pose" in un'atmosfera non tesa ma comunque surreale nell'aula di corte d'assise. Esperimento giudiziario ieri al palazzo di giustizia per il tentativo di accoltellamento avvenuto il 19 aprile 2008 al bar La Posta di piazza Garibaldi a Scansano. Hanno preferito non incrociare gli sguardi l'imputato, Raffaele Salvatore Deiana, 53 anni, muratore originario della Sardegna, e la parte offesa Leonardo Sedicini, scansanese 28enne. Ma la distanza era talmente ravvicinata che i due non hanno potuto evitare di guardarsi negli occhi. E anzi, le loro braccia si sono dovute anche toccare quando il presidente del collegio Giovanni Puliatti (che ha anche scattato e fatto scattare foto per "congelare" la scena) ha chiesto di mimare l'aggressione. Deiana si è avvicinato impugnando un assicella di legno lunga 24 centimetri, preparata dal suo difensore Carlo Valle, simulazione del coltello pattada da 11 centimetri di lama con la quale Deiana avrebbe cercato di colpire Sedicini. Futili motivi legati a una precedente discussione per questioni di viabilità. «Un colpo dal basso verso l'alto - ha ricostruito il giovane - Io ho parato il colpo con il palmo aperto del braccio sinistro, dopo aver scansato chi mi era davanti. Lui cercava di colpirmi col destro, io l'ho fermato all'altezza dell'avambraccio. Un movimento secco, non ho visto la rotazione del braccio. Eravamo a mezzo metro. Io su una pedana di una decina di centimetri. Non ho toccato il coltello, non l'ho sfiorato».

Così i giudici hanno fatto salire Sedicini su un gradino dell'aula e hanno fatto alzare Deiana fino ad arrivargli vicino come descritto. Con un metro a nastro è stata misurata la distanza: 52 centimetri. Deiana impugnava il listello di legno colorato. «Simuli il colpo». Ma l'imputato andava troppo veloce: «Come alla moviola», gli è stato suggerito, anche se il pm Stefano Pizza ha fatto notare che la scena era fortemente dinamica. Ci sono testimonianze che parlano di due tentativi di accoltellamento, Sedicini ne ha ricostruito uno solo.

Poi è stata la volta dei consulenti medico-legali per stabilire la volontarietà omicida. L’accusa ha portato il dottor Roberto Martini: «Non è stato un impeto d’ira ma un’azione covata. Quella lama può creare gravi danni se penetra nella cavità toracico-addominale.E quello è stato un tentativo di lesione indirizzato al “bersaglio grosso”, con potenzialità mortali». Ma uno come Sedicini può fermare un colpo tirato da uomo di 95 kg come Deiana? ha chiesto Valle, «Da 0 a 100 le probabilità sono inferiori al 50%».

La difesa si è appoggiata al dottor RossanoSantori: «Deiana è robusto e pesante. Se ci fosse stata volontarietà, se ci fosse stata violenza estrema, ben difficilmente Sedicini, che non è di pari forza, si sarebbe potuto difedere come lui ha descritto. Il braccio teso più 11 centimetri di lama fanno 80 centimetri: se colpisco, non posso essere fermato.A mio giudizio non c’era una spiccata volontarietà di ledere. È stato solo un atto dimostrativo, intimidatorio, tale da dimostrare che “posso farlo”».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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