Il Tirreno

Grosseto

Cambiano le regole sui pozzi artesiani Si pagherà la quota

di Francesca Ferri
Cambiano le regole sui pozzi artesiani Si pagherà la quota

Il Comune vuole dividere le spese con i cittadini che irrigano Presto un censimento insieme al Consorzio Bonifica

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GROSSETO

Nella palude legislativa sui pozzi artesiani del comune di Grosseto si cominciano a costruire argini, canali e ponti. Si iniziano, insomma, a fissare regole precise su come attingere acqua dal sottosuolo per annaffiare e su chi e quanto dovrà pagare per lo sfruttamento. E sarà una rivoluzione nelle abitudini, e nel portafoglio, di chiunque abbia un giardino, un orticello o anche solo un fazzoletto di terra da irrigare.

Martedì scorso la giunta comunale ha infatti deliberato la prima bozza di delibera che apre la strada a una regolamentazione precisa dell’uso dei pozzi artesiani e che è il primo punto d’arrivo del lavoro svolto dall’assessorato ai Lavori pubblici da diversi mesi a questa parte. Si comincia dall’istituire una conferenza di servizi tra Comune, Provincia e Consorzio Bonifica Grossetana; si finirà - promette il Comune - con una migliore gestione delle infrastrutture grazie a un Regolamento. Andiamo per ordine.

I pozzi artesiani, realizzati dalle ditte di costruzioni a scomputo degli oneri concessori, sono di proprietà del Comune,al pari di strade e illuminazione, che li usa per l’irrigazione del verde pubblico. Nel comune di Grosseto ne esistono 76 più altri, nelle nuove urbanizzazioni, non ancora consegnati all’ente.

«Finora - spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Monaci - la consuetudine era lasciare che i privati cittadini, si allacciassero al pozzo. Non che fosse un abuso, ma semmai una carenza di regolamentazione. Le spese, però, le sosteneva il Comune».

Acqua, manutenzione dei tubi e delle pompe, corrente elettrica: a pagare per tutti finora è sempre stato il Comune e il conto è abbastanza salato: circa 400mila euro all’anno.

«“Comune” significa tutti i cittadini, anche quelli che il giardino non ce l’hanno. E questo non è giusto - spiega Monaci - Da qualche anno l’ente non concede più ai privati che abitano nelle nuove lottizzazioni di allacciarsi ai pozzi, ma non ha ancora stabilito come affrontare il problema dell’irrigazione dei giardini. Manca insomma una regolamentazione precisa».

Lo scorso luglio lo staff di Monaci si mette all’opera. La prima ipotesi, quella di costituire dei consorzi tra Comune e cittadini, viene scartata. «Sarebbe stato un baraccone - spiega l’assessore - con l’ente pubblico da un lato e centinaia di cittadini dall’altro. Per questo abbiamo individuato un percorso diverso, coinvolgendo Comune, Provincia, visto che è l’ente che dà materialmente la concessione, e Consorzio Bonifica».

Ecco cosa si farà. Prima di tutto un censimento preciso dei pozzi e della loro situazione (che portata hanno, quante utenze servono e via dicendo); poi calcolare, sulla base dei metri quadrati di ogni spazio verde servito (giardini, parchi pubblici...) la quota di sfruttamento di ognuno; infine dividersi la spesa, Comune e singoli cittadini ciascuno per la propria parte. Questo conteggio, per competenza, lo farà appunto il Consorzio Bonifica.

«Io confido che i cittadini saranno ben contenti di pagare la loro piccola quota di contributo per l’acqua del giardino - spiega Monaci - così chi annaffia paga e chi non annaffia non paga. Una volta stabilite le regole alla conferenza dei servizi, in cui intendo coinvolgere anche le associazioni, le portiamo in consiglio per l’approvazione, penso in primavera».

In quel periodo – è noto – i giardini fioriscono e i grossetani non vogliono certo far brutta figura con il loro praticello guardando l’erba del vicino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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