Sicurezza
Royal Tuscany si salva in calcio d’angolo
Il tribunale omologa il concordato: la società di Aldo Invitti per evitare il fallimento ora deve pagare tutti i creditori
GROSSETO
Scompare lo spettro del fallimento per Royal Tuscany Fashion Group, la ex proprietà Mabro: il tribunale ha omologato la proposta di concordato preventivo, nonostante il parere negativo del commissario liquidatore Enrico Domenichelli.
Il giudice fallimentare del tribunale di Grosseto ha sciolto, ieri, la riserva omologando la proposta di concordato preventivo presentata dalla società le cui richieste, dunque, sono state accolte dal collegio, formato dal presidente Vincenzo Pedone, e dai giudici Giulia Conte a Paola Caporali.
La società, infatti, che aveva insistito per l'omologa della proposta di concordato nonostante la consapevolezza, di fronte alla necessità di pagare al 100 per cento, e non al 40 per cento, il credito privilegiato vantato dal Monte dei Paschi di Siena, di non poter onorare, se non per la metà, gli impegni con i creditori chirografari.
Questi ultimi avevano aderito a una proposta di concordato che prevedeva di pagare il 15 per cento dei loro crediti.
Il giudice, dunque, sembra non aver tenuto conto del parere negativo con cui il commissario liquidatore Enrico Domenichelli aveva accompagnato la proposta di concordato.
Un parere che era rimasto negativo soprattutto perché tra l'udienza del 15 dicembre 2011 e quella del 2 febbraio scorso non si erano concretizzati alcuni degli impegni che i soci di Royal Tuscany avevano preso per migliorare la proposta di concordato.
A dicembre, infatti, sembrava che da parte dei soci e amministratori di Royal Tuscany ci fosse tutta la disponibilità a metterci direttamente dei soldi, anche per evitare le conseguenze delle azioni di responsabilità che la società ha già avviato nei confronti degli amministratori e dei sindaci revisori ritenuti responsabili dei circa 25 milioni di euro di debiti accumulati in circa due anni. Invece queste disponibilità non si sono manifestate. I soldi, infatti, non erano stati chiesti a tutti gli amministratori che si erano avvicendati alla guida della Mabro. E chi è stato chiamato in causa, ha detto no, a meno dell’intervento anche degli altri.
Si attendono ora le motivazioni della decisione che apre uno scenario positivo per Royal Tuscany Fashion Group, la società guidata da Antonio Dipietrantonio e i suoi creditori, ma anche per Abbigliamento Grosseto, la società che è stata acquistata dall'imprenditore pratese Andrea Barontini e che gestisce da un anno l'azienda.
A questo punto Royal Tuscany dovrà cominciare a pensare a pagare i creditori, a partire dai privilegiati, e a realizzare le poste attive che sono previste nella proposta di concordato.
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