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I poliziotti contro Sollima «Non siamo dei bastardi»

GROSSETO Cobra, Negro, Mazinga sono i poliziotti di A.c.a.b., il film di Stefano Sollima che tra qualche giorno sarà nelle sale della città. A.c.a.b non è il capitano di Moby Dick, ma l’acronimo di...

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Cobra, Negro, Mazinga sono i poliziotti di A.c.a.b., il film di Stefano Sollima che tra qualche giorno sarà nelle sale della città. A.c.a.b non è il capitano di Moby Dick, ma l’acronimo di “tutti gli sbirri sono bastardi”. Acronimo che ha fatto venire il mal di pancia ai poliziotti del Sap di Grosseto che non ci stanno a farsi raccontare come picchiatori fascisti. «Prendono di mira i celerini, gli uomini della mobile - dice Stefano Fabbrini, segretario del Sap - e i colleghi dei reparti dipingendoli come una sorta di braccio armato di un potere, non meglio definito, che con metodi squadristi, porta la violenza ovunque nelle strade delle nostre città». È un film, d’accordo. «Ma è giusto fare alcune precisazioni - aggiunge Fabbrini - perché chi lavora nel reparto mobile non sono solo quelli che vanno allo stadio e alle manifestazioni, ma sono gli stessi che durante il terremoto dell'Aquila, hanno fatto servizio continuato per portare soccorsi senza mai riposarsi, sono gli stessi che, una volta smontato il servizio da celerino, vengono poi trasferiti nelle varie unità e, che quando arriva una chiamata di pronto intervento o c'è da arrestare qualche "cattivo", lasciano la famiglia per fare ciò che riesce loro meglio, fare rispettare l'ordine sociale e la legge». I poliziotti della questura di Grosseto si sentono presi di mira quando li chiamano "bastardi". «Soprattutto come è successo ultimamente molti di noi sono scesi sulle strade per prestare soccorso con l'emergenza neve - aggiunge il sindacalista - crediamo che forse cambiare l'acronimo in A.c.a.h., all cops are heros sia eccessivo, ma al tempo stesso crediamo che un giusto riconoscimento per il nostro operato sia altrettanto doveroso». L’immagine del poliziotto cattivo non va giù agli uomini della questura. «C’è un libro che si intitola "Io servo dello Stato, diario di un funzionario incorruttibile" dove i poliziotti vengono definiti “filopoli”, ovvero amici dello Stato. Questo noi ci sentiamo fin dal momento in cui abbiamo giurato di difendere, non il potere, ma la Costituzione e tutte le diramazioni che essa prevede».(f.g.)

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