Attenzione
Estorsione all’impresario Sms e minacce di morte
Rinviato a giudizio l’ex dipendente egiziano che aveva preteso 15mila euro Il denaro doveva servire a sbloccare un’eredità proveniente dagli Usa
GROSSETO
Per quasi due anni, sarebbe stato minacciato di morte con sms spediti dall'Egitto: «Ti sparo», «Ti mazzo e poi vado in galera». Messaggi minacciosi in seguito ai quali, secondo l'accusa, sarebbe stato costretto a versare 15mila euro in varie tranches. Stefano Pino, imprenditore del settore edile e del restauro abitante a Roselle, nel marzo 2010 si era deciso a sporgere querela contro un suo ex dipendente, Mohamed Nadir Anwar Abd El Moamen, 38 anni, egiziano di nascita e abitante a Torino. Quest'ultimo è stato rinviato a giudizio per estorsione. Il gup Compagnucci ha fissato la prima udienza di dibattimento per l'8 maggio, davanti al giudice Muscogiuri.
E' una storia complessa quella che finirà in Tribunale. Nella querela, lo stesso Pino spiega di aver visto qualcosa di simile a "Striscia la notizia", come una delle tante truffe che avvengono fuori e dentro l'Italia. L'imprenditore aveva raccontato di aver dato ad Anwar ben 40 mila euro, ma la Procura ne ha accertati solo 15 mila. Perché questo denaro? Perché l'egiziano gli aveva chiesto del denaro per far fronte al versamento di alcune tasse relative alla riscossione di un'eredità proveniente dagli Stati Uniti. In seguito, una volta riscossi i soldi, l'egiziano avrebbe promesso all'imprenditore una somma di centomila euro. Insomma, Pino avrebbe guadagnato da questo prestito.
Dall'agosto 2008 al febbraio 2010, però, Pino sarebbe stato vittima di un'estorsione. Perché secondo la Procura quel passaggio di denaro tramite bonifici del tipo money transfer (tutti eseguiti attraverso Western Union) avrebbe soltanto nascosto un ricatto. Pino in realtà sarebbe stato costretto a dare quei soldi sotto minaccia, anche di morte. Negli otto sms scritti in un italiano non sempre corretto, fatti vedere agli investigatori e allegati in foto al fascicolo di indagine, Pino sarebbe stato minacciato da Anwar mentre questi era in Egitto: perché lo straniero avrebbe voluto altro denaro. «Stefano, figlio di p…, vengo a casa tua», espliciti riferimenti ad aggressioni, anche nei confronti della madre dell'impresario, e a intenzioni di usare armi.
In questo contesto si inserisce la causa di lavoro, davanti al giudice di Torino, che Anwar ha intentato contro la ditta torinese di cui l'egiziano era dipendente e alla quale lo straniero era arrivato grazie all'interessamento di Pino. Perché era a Torino che Pino e Anwar si erano conosciuti tempo fa. Lo straniero è assistito d'ufficio dall'avvocato Stelio Pugi mentre Pino si è costituito parte civile con l'avvocato Stefano Severi.
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