Sicurezza
«Riaprite la caccia a Voltadisacco»
L’appello al presidente della Provincia Marras di 850 appassionati
GROSSETO
Oltre 850 cacciatori residenti nel comune capoluogo chiedono, in un documento indirizzato al presidente dell’amministrazione provinciale di Grosseto Leonardo Marras (che detiene la delega alle attività venatorie), la riapertura della caccia in località Voltadisacco, in una delle più vaste aree di addestramento per i cani esistenti in Toscana.
Siamo nella zona pre-parco della Maremma, a sud della città, non distante dal fiume Ombrone.
A scrivere sono cacciatori appartenenti a tutte le associazioni venatorie, iscritti a Federcaccia, Arci, Enal, Liberacaccia. Nelle scorse settimane le doppiette coordinate da Mario Pinzuti hanno fatto circolare e firmare una petizione ad hoc. Per la cronaca la zona di Voltadisacco per anni è stato l'unico territorio di caccia per i seguaci di Diana che vivono a Grosseto e una raccolta di firme così imponente è la dimostrazione di quanto la questione sia importante La decisione adesso spetta al presidente Marras.
«Essere cacciatori in Maremma è sempre più difficile – scrivono Pinzuti e gli altri cacciatori - tra tasse, balzelli di ogni tipo e un numero sempre più ridotto di ettari di territorio a disposizione. La Maremma però conosce bene il mondo venatorio, le sue tradizioni, la sua cultura e le risorse (i nostri soldi) che vengono impiegate per salvaguardare le specie cacciabili e non solo... Noi, con questo documento chiediamo che con l'approvazione del prossimo piano faunistico venatorio l'area per l’addestramento dei cani di Voltadisacco venga restituita al territorio libero. Inoltre le recinzioni che la circondano vanno tolte perché ad essere antiestetiche potrebbero creare pericoli in caso di piogge visto che l'area in questione ricade in zona a rischio idraulico».
«Noi – conclude il documento - non ci tiriamo ma indietro. In ogni azione ci mettiamo la faccia. Ciò che ci preme è la salvaguardia del mondo venatorio, che qui è rispettoso delle regole e delle leggi. Sì, perché la caccia – forse qualcuno a volte lo dimentica - è un'attività consentita dalla legge nazionale 157/92 e dalle direttive europee che ne legittimano l'esistenza». (g.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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