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Addio falco Gradelle, vola per 4300 km e muore in Gambia

Addio falco Gradelle, vola per 4300 km e muore in Gambia

Il “pescatore”, con la sorella Maremma, era nato a Alberese «Un fatto triste, ma ha percorso una distanza da record»

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ALBERESE

Il falco pescatore Gradelle è stato trovato morto in Gambia. Era nato a Bocca d'Ombrone, al Parco dell'Uccellina, nella primavera del 2011, prima riproduzione in Italia dopo 42 anni. Un progetto internazionale di reintroduzione avviato nel 2002 e coronato con la nidificazione del 2011.

Il falchetto e la sorella (ribattezzata Maremma) erano due star. In occasione della loro nascita si erano mobilitati i media italiani e francesi. Purtroppo la mortalità nei primi mesi di vita è elevatissima in questa specie, in natura supera addirittura il 50%. Rimane dunque il rammarico sul fatto che Gradelle non sia riuscito a superare il primo anno di vita, il più difficile, peraltro dopo aver volato per oltre 4.300 km.

«La notizia - commenta Andrea Sforzi, responsabile scientifico del progetto, che mira a ricreare nel parco della Maremma una popolazione nidificante - è bella e brutta allo stesso tempo. Prima di divulgarla abbiamo cercato di raccogliere qualche informazione in più. Due settimane fa il corpo di Gradelle è stato casualmente recuperato nell'Africa sub-sahariana, in Gambia per l'esattezza. La comunicazione mi è arrivata via mail grazie alla rete di contatti stabilita negli ultimi dieci anni e che ci consente un rapido scambio di informazioni tra esperti di livello internazionale».

Gradelle si chiamava così perché il padre era arrivato pullo in Maremma da un nido corso, prelevato a Gradelle. La madre, invece, è una femmina senza anello, di cui era impossibile risalire alla "patria" di origine.

Ma andiamo per ordine. Dean Roizer, un birdwatcher inglese che si trovava nel Niumi National Park, in Gambia (a sud del Senegal, oltre 4.300 km in linea d'area dalla Maremma!), il 24 gennaio ha rinvenuto un esemplare di falco pescatore morto e, grazie agli anelli (uno metallico Euring con un codice intenazionale, ed uno in pvc colorato, con un codice del progetto italiano), ha iniziato ad interrogare gli esperti di questa specie per risalire alla provenienza dell'esemplare e denunciarne il ritrovamento.

In breve tempo si è messo in contatto con Andrea Sforzi per informarlo. Sono ancora da chiarire le circostanze e le cause del decesso. Gli anelli ed un campione di penne dovrebbero essere spediti al Museo di Storia Naturale della Maremma nelle prossime settimane.

«La notizia - spiega il presidente del Parco della Maremma Giampiero Sammuri - ha dell'incredibile. Se da un lato, infatti, la morte del giovane falco è un fatto negativo, dall'altro, grazie al fortuito ritrovamento e alla pronta comunicazione di Dean Roizer, questo ci consente di avere la prova di uno spostamento molto ampio che nemmeno i componenti del gruppo di lavoro del progetto potevano ipotizzare. A dimostrazione dell'ottimo stato di salute dei due falchi».

È infatti da poco partito uno studio, coordinato dal Parco della Maremma e dal Parco della Corsica, in collaborazione con le università di Ferrara e di Montpelier (nell'ambito del dottorato di ricerca di Flavio Monti) per indagare sui movimenti del falco pescatore nel Mediterraneo. Una delle teorie più accreditate fino ad oggi ipotizzava che gli spostamenti degli individui di questa specie fossero limitati ai principali siti di nidificazione (Corsica, Baleari, Marocco, Algeria), con movimenti relativamente limitati.

«Il dato che arriva dal Gambia ci dice invece - dice il responsabile del progetto, Andrea Sforzi - che un falco nato in Maremma è riuscito a superare il deserto del Sahara e a raggiungere le coste dell'Africa occidentale, a sud del Senegal. Sì, perché sono ben noti da tempo gli ampi spostamenti delle popolazioni di falco pescatore dal nord Europa verso i paesi africani subsahariani, ma la distanza coperta da Gradelle lascia davvero sorpresi. Adesso si tratta di capire come e perché è morto. In queste ore ho cercato di rimettermi in contatto con il birdwatcher inglese autore dell'osservazione, per verificare se anche la femmina - che avevamo battezzato Maremma e che a fine estate ha lasciato il suo nido a Bocca d'Ombrone per la naturale dispersione - abbia intrapreso lo stesso viaggio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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