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Santa Fiora celebra il suo profeta della pace

Santa Fiora celebra il suo profeta della pace

Al via le manifestazioni per i 25 anni dalla morte di Padre Balducci. Nel paese natale, una bella mostra

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SANTA FIORA

La Santa Fiora di Padre Balducci rivive fra utopia e poesia. Il 25 aprile di 20 anni fa, nel 1992, moriva in un incidente stradale Padre Ernesto Balducci, di Santa Fiora, profeta della pace e del villaggio planetario.

Un’idea di villaggio che, come un cerchio che si chiude, prende le mosse dalla terra santafiorese di origine e approda poi alla speranza, ancora tutta da costruire, di recupero e riscoperta di quella medesima civiltà planetaria, con la proposta di un villaggio da contrapporre ai modelli-città industriali.

Santa Fiora come bandolo della matassa in cui Balducci intuisce esperienze di pacifismo, ambientalismo, antirazzismo, solidarismo. Un pensiero, bruscamente interrotto dalla morte, di un «archetipo di convivenza intima e fraterna», messo a frutto e raccolto dalla Fondazione “Balducci” alla Badia di San Domenico a Fiesole, dove il direttore della Fondazione, Andrea Cecconi, ha deciso di celebrare l’anniversario con una serie di appuntamenti spalmati per tutto l’anno e in varie location, per ricostruire le tantissime sfaccettature di una personalità che ha segnato profondamente il pensiero della seconda metà dello scorso secolo.

Fra gli eventi, spicca una rassegna di pittura dal titolo “Non sono che un uomo. I luoghi, le idee, la fede”. E lo stanno facendo più di 20 ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze, il fior fiore degli allievi del professor Andrea Bimbi, che con Cecconi si è reso disponibile per costruire un evento d’arte.

Il gruppo si è diviso in due parti: quella che sta curando Fiesole e il ministero balducciano e l’altra che ha studiato Santa Fiora nel cui piccolo cimitero Padre Balducci è sepolto accanto ai Martiri di Niccioleta, a Fernando di Giulio e a David Lazzaretti.

I ragazzi, di ogni parte d’Italia, hanno soggiornato a Santa Fiora per due mesi e mezzo. Folgorati dalla bellezza dei luoghi, si sono studiati luoghi e persone, ricostruendo storie, tracciando schizzi, per comporre i grandi dipinti che a breve saranno esposti a Santa Fiora e faranno parte dell’anno dedicato a Padre Balducci.

Fra questi ragazzi c’è anche Iacopo Ginanneschi di Castel del Piano, 24 anni, ormai laureato all’Accademia e che ha fatto della pittura la grandissima passione della sua vita. A lui è toccata la parte del “bosco”, cuore di quella montagna -madre che Balducci non scordò mai.

«Ci siamo suddivisi vari temi - spiega il giovane artista - il bosco, appunto, e poi Monte Labbro e David Lazzaretti, i vicoli di Santa Fiora, le miniere, i martiri di Niccioleta. Anche secondo le suggestioni degli scritti di Balducci, soprattutto ne “Il sogno di una cosa”. Per due mesi e mezzo abbiamo lavorato sul campo, in una full immersion nei luoghi da dipingere, palpando clima e atmosfere. Perché il posto dove uno nasce, forgia la sua visione del mondo. L’Amiata ha in sé un che di sublime e di ineffabile, che credo sia ciò che Balducci si portava dentro».

«La nostra - prosegue Ginanneschi - è una montagna che ti dà la possibilità di percorrerla, di scoprirla, ma che risveglia anche il sogno di un’utopia. E Balducci ci ha insegnato che bisogna rinunciare al ricordo come nostalgia, ma servirsene per costruire il futuro. Insomma “il futuro ha un cuore antico”, proprio come lui scrisse. I nostri dipinti parlano di questo».

La mostra si inserirà nelle manifestazioni, a Santa Fiora prima e a Palazzo Medici Riccardi poi, dopo il taglio del nastro ufficiale che avverrà il 16 febbraio a Palazzo Vecchio con la lectio magistralis di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. Poi spettacoli musicali, teatrali, convegni. Per tutto il 2012.

Fiora Bonelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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