Il Tirreno

Grosseto

«Giù le mani dai nostri posti di lavoro»

Le rsu Mabro chiedono un piano industriale dettagliato e rivolgono un appello alla città per evitare gli esuberi

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di Francesca Gori

GROSSETO

Esuberi e tagli del personale. Si apre una stagione non certo facile per i dipendenti della Mabro. Il rinnovo della cassa integrazione straordinaria, che sarà firmata lunedì mattina, prevede infatti la riorganizzazione dell’azienda di abbigliamento alle porte di Grosseto, oltre a un piano di investimenti. E i numeri che saranno messi in quel verbale e che riguardano un centinaio di lavoratori, non piacciono alle rappresentanti delle rsu che non digeriscono l’equazione cigs uguale licenziamenti. «Troppi in questi ultimi giorni hanno provato a convincerci che non otterremo la cassa integrazione straordinaria - dicono Nadia Perino, Manola Mengozzi e Francesca Ferrari (Cgil) con Maurizio Giuliarini (Cisl) - se non indichiamo il numero di esuberi. Questo non è vero. È una eventualità che può esservi, ma la cassa viene concessa a fronte di un progetto di riorganizzazione credibile, non al numero dei posti di lavoro che si perderanno». E poi, ancora oggi, non c’è il piano industriale che più volte è stato chiesto a Barontini. «Era già successo nel passato e alle nostre richieste era stato risposto che non era importante - dicono - qualcuno però quando la situazione era precipitata, si era meravigliato che si potesse dar fede a personaggi che non avevano presentato un progetto. E con questo ci riferiamo all’assessore regionale Gianfranco Simoncini e al presidente della Provincia Marras. Per l'ennesima volta stiamo ripetendo gli errori del passato. Noi chiediamo chiarezza ma ci viene risposto in modo fumoso. La sola cosa chiara, purtroppo anche da parte dei sindacati, è che debbano dichiararsi più di 100 esuberi a fronte di nessun progetto».

Per Manola, Nadia e Francesca, quindi, questa è la strada per far morire definitivamente l'esperienza storica della Mabro. «Una piccola realtà di una cinquantina di dipendenti - aggiungono - non avrebbe possibilità di sopravvivere, perché le aziende concorrenti alla nostra hanno tutte oltre 500 dipendenti per consentire di produrre numeri importanti e abbattere così i costi. Non lo diciamo solo noi, ma anche Barontini».

Il pomo della discordia sono i numeri che verranno inseriti dalla società nel verbale di richiesta della cassa integrazione straordinaria. I dipendenti avranno 24 mesi di tempo. Nel primo anno, la situazione non dovrebbe cambiare rispetto ad ora. Se di tagli si parlerà, saranno rimandati all’anno prossimo, con il conteggio di chi sarà vicino alla pensione. Ma la questione, comunque, anche se sarà verificata ogni sei mesi dal Ministero, è delicata. «La nostra non è una posizione ideologica contro i licenziamenti. Certo non ci piacciono, ma sappiamo che a volte dei sacrifici sono, purtroppo, necessari per consentire la sopravvivenza dell’ azienda, ma questo può eventualmente avvenire solo dopo la presentazione ed il confronto su un piano industriale credibile». L’appello dei lavoratori è rivolto a alla città. «I grossetani, l’anno scorso, ci hanno dimostrato la loro solidarietà - aggiungono - per questo abbiamo deciso di chiarire la nostra posizione, anche perché riteniamo che quella situazione si sta riproponendo in modo peggiore rispetto al passato. L’ex Mabro è una ricchezza del territorio e ad essa tutti ne dobbiamo rispondere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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