Il Tirreno

Grosseto

«La Regione uccide la nostra economia»

Norme sul rischio idraulico, geometri, architetti e geologi contro la Marson: «Lunigiana e Maremma sono diverse»

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di Enrico Pizzi

GROSSETO

Decine e decine di pratiche ferme, negli uffici del Comune, ma anche sulle scrivanie dei professionisti e decine e decine di cittadini che chiedono perché non possono costruire un fienile, o ampliare un agriturismo,ma nemmeno realizzare una recinzione. Decine e decine di pratiche ferme che, con sé, portano anche un sostanziale fermo dell’economia grossetana.

Per non parlare del regolamenti urbanistico del Comune di Grosseto che «rischia di essere carta straccia» ha detto il sindaco Emilio Bonifazi intervenendo all'incontro convocato dagli i collegi e gli ordini di geometri, architetti, ingegneri, geologi, agronomi e periti agrari per chiarire, prima di tutto ai propri clienti, che se le pratiche non vanno avanti, o se,anche una volta approvate, gli interventi non sono attuabili, la colpa non è né loro né dei funzionari del Comune, ma di una norma, un articolo, il 141, inserito nella legge 66 del 2011, la finanziaria regionale, nato sulla scia, e anche sull’emozione, dei gravi fatti avvenuti in Lunigiana e dedicato agli interventi nelle aree a pericolosità idraulica molto elevata.

Per un Comune come quello di Grosseto si parla del 60 per cento del territorio, ma in pratica di tutto il territorio aperto in cui sarebbe possibile effettuare interventi edilizi, perché per la parte restante si tratta per lo più di aree boscate. E del resto Grosseto è nata e cresciuta accanto a un fiume, strappando metro dopo metro il territorio e mettendolo in sicurezza.

Quell'articolo, dunque, finisce per bloccare del tutto ogni iniziativa di miglioramento delle condizioni aziendali e abitative nelle campagne grossetane.

Restano delle scappatoie, ma difficilmente percorribili, dal momento che allungano i tempi e fanno lievitare i costi degli interventi. Per tutelare il territorio, e soprattutto per evitare pericoli per le persone, dunque, si finisce per bloccare l'economia e favorire l'abbandono del territorio stesso. È questo il rischio che si intravede.

«Non ci si è soffermati, nello scrivere questa norma – dice Paola Borracelli, presidente del collegio dei geometri – sul fatto che la provincia di Grosseto ha caratteristiche del territorio diverse da quelle della Lunigiana. Sta di fatto che ad oggi è tutto bloccato».

Il presidente dell'ordine degli ingegneri Liciano Lotti ha sottolineato che «non si possono affrontare con una stessa norma situazioni molto diverse tra loro» e il presidente dei geologi Fabio Martellini ha affermato che «la norma entra a gamba tesa in un quadro normativo che era già molto avanzato» e che «vincolare un territorio senza una conoscenza approfondita delle sue caratteristiche non è corretto».

Insomma, il rischio idraulico della piana maremmana è ben diverso da quello della Lunigiana e dunque serve una differenziazione delle normative, e semmai servono opere di messa in sicurezza. Cose che il legislatore dovrebbe ben conoscere e quindi operare senza farsi prendere dall’emozione del momento.

Obiettivo di tutti, comprese le associazioni di categoria dell'agricoltura, che erano presenti all'incontro, è fare fronte comune, anche con l'amministrazione comunale. L'assessore AnnaRita Bramerini che ha speso anche la parola dell'assessore Marzon, ha manifestato la disponibilità della Regione a rivedere la legge, nei 180 giorni di tempo previsti per l'approvazione delle norme di attuazione.

Saranno istituiti dei tavoli tecnici e uno di questo dovrebbe essere dedicato specificamente al caso Grosseto. Intanto, però, le pratiche – e gli investimenti – restano al palo. E con questi un’intera economia. Come se la Lunigiana e la Maremma fossero territori simili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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