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Grosseto

Cento esuberi alla Mabro nel verbale per la cigs

Cento esuberi alla Mabro nel verbale per la cigs

Le cifre saranno riviste durante tutto l’anno a seconda della produzione La decisione presa in Regione qualche giorno fa durante una riunione tecnica

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di Francesca Gori

GROSSETO

Gli esuberi ci sono, inutile girarci intorno. E la ristrutturazione della Mabro non sarà indolore per i dipendenti dell’azienda. I numeri che verranno inseriti nel verbale d’accordo tra le parti per la richiesta del rinnovo della cassa integrazione straordinaria non detteranno la linea della società, ma daranno un’idea della situazione che si respira nella fabbrica di via Senese.

Ci aveva già provato Aldo Invitti. Poi, la società è passata di mano. Ora dall’azienda, qualche dipendente uscirà. Con il tempo, certo non lunedì mattina.

Intanto la cassa integrazione darà altri 24 mesi di respiro per capire come cominciare a muoversi. Ma la cifra dovrebbe essere tonda: 100 esuberi, più o meno, anche se la volontà di Abbigliamento Grosseto è quella di alzare la posta e cercare di tagliare il meno possibile.

Centoventi, centotrenta addetti per rilanciare l’azienda, e per ottenere i finanziamenti richiesti ed avere anche il sostegno delle istituzioni.

Sarà un passaggio delicato, certo. Ma necessario per dare stabilità all’azienda. Doloroso, anche, perché in un territorio come la Maremma, ritrovare lavoro non è impresa facile.

La decisione è stata presa qualche giorno fa a Firenze, durante un incontro tecnico con la Regione nel quale si sono fatti un po’ di conti per capire come sbrogliare la matassa del rinnovo della cassa integrazione. Si sapeva bene che l’unica strada poteva essere quella della straordinaria. Ma per accedere a quei soldi, serve un piano industriale e un piano di ristrutturazione e di ricollocamento del personale. Nessun’altra alternativa è possibile. I numeri che verranno inseriti nel verbale che andrà al ministero potranno essere ritoccati: gli esuberi, quindi, potranno diminuire.

Impossibile, quindi, andare avanti mantenendo una forza lavoro di 240 dipendenti. Più facile ripartire senza aver bisogno, in un futuro vicino, di accedere agli ammortizzatori sociali. L’idea di base è questa. Un’idea che ha anche dato una scrollata agli investitori. Ai partner industriali e finanziari che hanno manifestato un interesse a entrare nella società ma solo a fronte di una ristrutturazione che oggi diventa quindi indispensabile e non più rimandabile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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