Sicurezza
La Cisl agli enti pubblici «È ora di fare i veri tagli»
Basta stipendi sproporzionati ai dirigenti, subito accorpamento reale di funzioni La ricetta del sindacato, che accusa: «Chiesto confronto, ci hanno snobbato tutti»
di Lorenzo Santorelli
GROSSETO
Con un occhio che guarda alla riqualificazione del personale e alla razionalizzazione delle spese, con l’altro puntato alle elezioni per il rinnovo delle Rsu negli enti e nelle amministrazioni, la Cisl funzione pubblica avanza risoluta le proprie proposte per creare quello che il segretario Cesare Nigrelli definisce «un’alleanza tra i lavoratori del settore pubblico ed i cittadini».
Per fare ciò il sindacato, secondo quanto previsto dall’articolo 16 del dl 98/2011 in materia di pubblico impiego, ha invitato nel novembre scorso i Comuni, la Provincia, l’Asl e le varie appendici dello Stato presenti sul territorio a un tavolo di confronto sulla revisione di spesa. «Era uno strumento facoltativo da adottare entro il 31 marzo ma nessuno dei soggetti interpellati ha voluto sedersi a questo tavolo. Se tutto va bene slitterà comunque al 2013, perdendo altro tempo in un settore che è rimasto indietro di vent’anni, alla legge quadro del 1993. La crisi può essere un’occasione storica ma, se non cambieranno le cose, il sistema rischia di crollare».
Un rapporto quello tra cittadini e pubblica amministrazione reso traballante da alcune storture che la stessa Cisl evidenzia: i costi per gli apparati statali e parastatali, come certificato dalla Corte dei Conti, in dieci anni sono lievitati del 47% e solo in Toscana esistono più di mille “centri di spese”; la gestione di molti settori è stata spalmata su quattro livelli amministrativi (Comune, Provincia, Regione e Governo) a dispetto di risorse che scarseggiano a ogni grado; dirigenti troppo numerosi e remunerati sproporzionatamente rispetto ai dipendenti.
«Così è normale che i cittadini dicono che la pubblica amministrazione costa troppo e non serve a niente – aggiunge Massimo Sbrilli – mentre il pubblico serve anche ai privati, salvaguardando democrazia ed equità». La ricetta della Cisl si basa su una sorta di «rivoluzione culturale. Dobbiamo chiederci: ciò che serve al cittadino, chi lo fa?».
Partendo da questa domanda si dovrà fare una “due diligence” degli enti per poi accorparne le funzioni e tagliare i livelli gerarchici, eliminare sprechi come consulenze ed esternalizzazioni eccessive, informatizzare le procedure, ridurre gli immobili. Quanto risparmiato potrà poi essere investito nella contrattazione integrativa favorendo così, oltre agli enti, anche i lavoratori.
«Ad esempio il Comune di Grosseto e la Provincia hanno fatto una “fotografia” dei propri assetti ma non è detto che agiscano – sottolinea Simona Piccini della segreteria – l’abolizione delle Province era una provocazione per invitare la politica a occuparsi del riassetto istituzionale. Non basta trasferire le funzioni, ma vanno eliminati i doppioni».
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