Il dolore
Chirurgia robotica, l’avanguardia è al Misericordia
GROSSETO Continua a dare soddisfazioni la chirurgia robotica in Maremma. Qui, gli interventi all’avanguardia sono oramai una prassi consolidata nel tempo: prima le operazioni tramite il celebre...
GROSSETO
Continua a dare soddisfazioni la chirurgia robotica in Maremma. Qui, gli interventi all’avanguardia sono oramai una prassi consolidata nel tempo: prima le operazioni tramite il celebre macchinario “Da Vinci”, poi l’apertura della scuola internazionale di chirurgia robotica, la prima in Italia, diretta dal professor Pier Cristoforo Giulianotti, luminare della materia.
Oggi, le ultime due brillanti performance riguardano una trentottenne affetta da un tumore benigno al fegato, di oltre sedici centimetri, e un uomo di 67 anni cui era stata diagnosticata un’altra forma tumorale, questa volta di natura maligna, che ne aveva colpito l’esofago. Entrambe le operazioni, concluse con successo, sono state eseguite dal dottor Andrea Coratti, direttore dell’area chirurgica del Misericordia, e dalla sua équipe.
Due interventi che, anche nei centri maggiormente specializzati, sarebbero stati trattati tramite metodi tradizionali e dunque maggiormente invasivi. Questo avrebbe, senza dubbio, incrementato i tempi di recupero e ridotto le possibilità di esito positivo. Entrambi i pazienti provenivano da Siena: un dato in controtendenza per Grosseto, città afflitta da una notevole emigrazione ospedaliera.
«L’uso del robot nell’operazione sulla prima paziente – spiega il dottor Coratti – ha consentito l’asportazione di circa il 60 per cento del fegato, riducendo al minimo le perdite ematiche, tant’è che la paziente non ha avuto bisogno di trasfusioni, né del risveglio in terapia intensiva. Inoltre – prosegue il medico – l’accesso chirurgico è stato ridotto a cinque piccole incisioni cutanee, inferiori a un centimetro, oltre ad una minima incisione sovrapubica».
Anche nel secondo caso l’impiego delle tecniche più sofisticate ha reso tutto più semplice, evitando una duplice apertura, sia sul torace, sia sull’addome: «utilizzando il robot – dice sempre il dottor Coratti – abbiamo potuto operare, senza aprire il torace, con tecnica mini invasiva. Inoltre – prosegue – non è stato necessario asportare l’esofago sino al collo, ma è stata possibile una sutura tra stomaco ed esofago residuo”. Decisamente minimi, anche in questo caso, i segni lasciati dall’operazione: otto piccole incisioni, tre sul torace e cinque sull’addome, ed una necessaria per la parte di esofago asportata. Anche i tempi di degenza sono stati estremamente ridotti, in particolare per la donna che è stata dimessa dopo appena quattro giorni. Il sessantasettenne invece, dopo dodici ore di terapia intensiva, ha avuto un decorso post operatorio regolare, anche se prolungato da un versamento pleurico.
Maurizio Bernardini
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