Il dolore
Allarme per i “senzatetto” rischiano il congelamento
I due dormitori del territorio sono al completo e molti homeless restano fuori Il consiglio: «Rivolgetevi alle strutture, sacchi a pelo e coperte si trovano sempre»
di Gianni Parrini
GROSSETO
C’è il professore, il pensionato, il signore in sedia a rotelle, la ragazza-madre. E poi ci sono i membri della comunità Rom e un sacco di altre anime perse, provenienti da chissà quali angoli del mondo con il loro bagaglio di storie e difficoltà. Sono una ventina i cosiddetti “invisibili” di Grosseto, persone che non hanno un tetto sopra la testa e che in queste fredde nottate, rischiano di ritrovarsi congelate in un eterno rigor mortis, in attesa di un treno che per loro non passa mai.
I tredici posti letto presenti nel Comune di Grosseto per gli homeless, infatti, si sono esauriti da tempo. Le strutture, che si occupano di tali situazioni in città sono soltanto due: c’è il dormitorio comunale, in via de Amicis, e il centro di ospitalità notturna del Cottolengo.
Il dormitorio comunale è gestito dal Coeso. È stato aperto lo scorso 20 dicembre con i primi freddi, e ospiterà le persone in difficoltà fino alla fine di marzo. «Il problema è che i nove posti letto di cui dispone sono già occupati – spiega Alberto Castagnini, referente per lo sportello povertà e disagio di Coeso – In questi giorni abbiamo avuto altre richieste ma purtroppo non siamo stati in grado di soddisfarle». Il regolamento della struttura prevede che gli ospiti possano trattenersi nelle stanze (dotate di letti e bagni) per un massimo di tre settimane, nel caso vi siano richieste non soddisfatte. «Dopo i primi giorni dall’apertura sono arrivate subito 3-4 persone e nell’ultimo periodo si è riempito – racconta ancora Castagnini – Siamo già stati costretti a mettere alla porta una persona che aveva oltrepassato il tempo massimo di pernottamento proprio per soddisfare nuove domande».
Anche per gli operatori del centro, in cui si entra tra le 20 e le 22 di sera e si esce alle 8 del mattino seguente, sono in difficoltà: per loro non è facile rimettere per strada una persona che non sa dove andare così come non è facile chiudere la porta a gente che da giorni si trova a dormire all’aperto.
Il centro di ospitalità notturna, invece, accoglie al massimo quattro persone ed è gestito dai volontari dell’associazione Querce di Mamre. Il regolamento, è simile a quello del dormitorio: si può pernottare nella struttura solo per poche settimane poi bisogna lasciarla. Il posto è aperto tutto l’anno ma di inverno è quasi sempre al completo, anche se in casi di estrema necessità, i volontari riescono a trovare qualche soluzione alternativa.
Così, per una ventina di senza tetto non resta che cercare rifugio nei locali della stazione, che di sera si popolano di una varia umanità, mentre la polizia ferroviaria chiude un occhio facendo finta di niente. C’è il pensionato che riscuote 900 euro al mese e si prende cura di una giovane ragazza madre. Oppure “il professore”, un signore con la barba ingiallita dal fumo che è quasi un’istituzione a Grosseto. A prendersi cura degli ultimi della Terra ci pensano i volontari della ronda della carità e della solidarietà che due volte a settimana, il martedì e il giovedì, escono di notte per portare loro coperte e cibo.
Non tutti chiedono ospitalità nei due dormitori cittadini, perchè magari non ne accettano le regole. Ma anche se lo facessero ora non troverebbero un letto libero e pronto ad accoglierli. In ogni modo, per avere informazioni su come comportarsi di fronte a questi casi di disagio ci si può rivolgere al 331 6136397.
«Anche se non ci sono posti disponibili – spiega Castagnini – Un sacco a pelo o una coperta si trovano sempre, quindi è bene mettersi in contatto».
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