La manifestazione
Scorta dei carabinieri per le casse del pesce
Paura al porto per l’arrivo degli “indignados” arrabbiati con chi è uscito in mare Nessuno scontro ma uno schieramento di forze dell’ordine agli ormeggi
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA
Al porto di Castiglione il tanto temuto blitz dei pescatori "indignados", nei confronti dei colleghi considerati crumiri alla fine non c'è stato. Per tutto il giorno si sono però rincorse le notizie che una delegazione di pescatori "arrabbiati" proveniente da Civitavecchia si sarebbe fermata: l'intento era quello di gettare in mare il pesce pescato, per una sorta di vendetta contro quei marinai che avevano deciso di lavorare, sfidando il blocco.
La digos, insieme alle pattuglie dei carabinieri, della guardia di finanza, della guardia costiera e anche dei vigili urbani, ha però evidentemente scongiurato “l'agguato".
Verso le 17,30 il primo dei cinque pescherecci castiglionesi che erano in mare è rientrato, iniziando le operazioni di sbarco del pesce. In pochi minuti tutta la flotta ha fatto altrettanto, e verso le 18 in pratica era tutto finito. I militari, che avevano sistemato le auto su tutta la banchina in una sorta di posto di blocco, sono potuti rientarre in caserma senza che ci fosse stato il bisogno di arrivare al corpo a corpo con i manifestanti. Eppure, chi è uscito ieri in mare, non ha potuto soltanto pensare a pescare.
«I pescatori che hanno deciso di uscire - spiega Roberto Manai, presidente regionale di Federpesca - sono stati chiamati al telefono, via vhf e sono stati minacciati. Lo hanno fatto anche attraverso le bacheche di facebook. Ma tutte le associazioni di categoria tranne una, avevano deciso di tornare in mare dopo lo sciopero dei giorni scorsi».
I pescatori, arrabbiati lo sono tutti. « I motivi sono tanti, è vero - aggiunge Manai - ma bisogna continuare sulla strada del dialogo, delle richieste messe sul tavolo del minustero. Non possiamo permetterci minacce e nemmeno gli scontri di qualche giorno fa a Roma». Manai ieri era sul porto, a Castiglione, ad aspettare che i pescherecci rientrassero in banchina insieme ai carabinieri, alla polizia, ai vigili urbani, alla capitaneria. La faccenda è seria. «Il nostro comparto è in crisi - aggiunge - il Governo deve considerare questo aspetto».
Ma mettere tutto nel calderone della protesta non serve. Perché sui porti di tutta Italia ci sono anche i commercianti e chi lavora alle aste che hanno i loro problemi . Con il fermo della pesca sono costretti a rivolgersi a importatori. La qualità non è la stessa, ma anche il prezzo cambia, si abbassa.
«È una lotta, questa - aggiunge Manai - che va combattuta tutti insieme. Dividerci ora non ha senso, anzi. Ha causato e continuerà a provocare tensioni come durante la manifestazione a Roma o come quello che è successo sulla banchina del porto». Dove, ad aspettare le cassette di pesce, c’erano i militari in divisa.
Enrico Giovannelli
Francesca Gori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
