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«Pronti a scendere in piazza se non si trova una soluzione»

GROSSETO «Altro che stangata, questa è una fucilata in fronte alle aziende agricole». Non usa mezzi termini Enrico Rabazzi, presidente della Cia di Grosseto, per descrivere l’impatto dell’Imu su un...

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«Altro che stangata, questa è una fucilata in fronte alle aziende agricole». Non usa mezzi termini Enrico Rabazzi, presidente della Cia di Grosseto, per descrivere l’impatto dell’Imu su un settore che nella provincia conta 11mila aziende e rappresenta circa un terzo del Pil prodotto dal territorio. «Domani (oggi per chi legge, ndr) a Roma avremo un incontro con il sottosegretario al ministero dell’Economia per cercare delle soluzioni – spiega Rabazzi – Da parte degli agricoltori ce la disponibilità al dialogo ma non accettiamo che vengono tassati strumenti indispensabili al nostro lavoro come stalle e fienili, strutture di grande dimensioni ma che non producono reddito e che pertanto non possono essere paragonati a botteghe e abitazioni. L'imposta che dovremmo pagare, in molti casi sarebbe più alta del valore della merce che questi spazi custodiscono. Quindi converrebbe demolirli».

L’azione delle associazioni di categoria è unitaria e viene condotta sia sul piano locale, sia su quello nazionale: «Lunedì prossimo – spiega Francesco Viaggi, presidente della Coldiretti – incontreremo l’assessore del Comune di Grosseto per chiedere che venga applicata l’aliquota più bassa. La nostra associazione si è spesa molto in questa battaglia, riuscendo a far abbassare i moltiplicatori inizialmente proposti per il calcolo della base imponibile».

Alcuni commentatori hanno visto nell’Imu una sorta di “patrimoniale camuffata”, ma la Cia non condivide tale analisi: «Direi che è una patrimoniale un po’ falsa, dato che non è basata sul reddito e non prende in considerazione la funzione degli immobili a cui viene applicata. Gli agricoltori di Grosseto, inoltre, rischiano di pagare una tassa su un patrimonio che non possiedono: il 50% delle aziende, infatti, è a rischio chiusura per forte indebitamento nei confronti del sistema bancario. In pratica gli agricoltori non riescono a pagare i mutui che hanno accesso per comprare i fabbricati e i terreni. Forse l'Imu dovrebbero pagarla le banche».

In ogni caso, se non dovessero emergere delle soluzioni, le associazioni di categoria sono pronte a guidare la mobilitazione: «Rischiamo di far scomparire una generazione e una cultura fondata sul lavoro – prosegue Rabazzi – Le aziende agricole svolgono un importante funzione di recupero e valorizzazione del territorio. Ci sono migliaia di posti di lavoro in ballo e non possiamo accettare di essere trattati come delle cenerentole. Nel caso non si trovasse un’intesa scenderemo in piazza, consapevoli del fatto che per il settore si tratta di una questione di vita o di morte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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