Il dolore
Poiane e fagiani Un affare che rende cinquantamila euro
Vendute dal centro di Scarlino alle Atc e alle aziende private Così l’allevamento garantisce anche i posti di lavoro
di Alfredo Faetti
SCARLINO
Un giro d'affari fatto di piume e decine di migliaia di euro. Un sistema virtuoso e autosufficente che dalla Regione arriva fino a Scarlino, dove vengono allevate poiane e fagiani. Merito di un' intuizione della Provincia, che finanzia il centro allevamenti scarlinese in modo da non dover acquistare la selvaggina per le Atc, ambiti territoriali di caccia.
Il patto infatti consiste in questo: i fagiani vengono consegnati all'amministrazione di Palazzo Aldobrandeschi gratuitamente, mentre le poiane vengono vendute alle Atc e ad aziende private sparse in ogni parte d’Italia. Una vendita che rende circa cinquantamila euro l'anno, abbastanza per rendere il centro di allevamento autosufficente, con un bilancio costantemente in attivo, e assicurare due posti di lavoro. «È un'attivitá molto producente» commenta il sindaco Maurizio Bizzarri.
Quel piccolo centro é attivo nelle campagne scarlinesi già da qualche anno, incastrato nelle colline che dal capoluogo porta alla frazione del Puntone. Ogni anno in quella struttura vengono allevati diciottomila capi di poiane e quindicimila di fagiani. «Prodotti di qualità - spiega Bizzarri - i fagiani arrivano direttamente dalla Spagna». Ma qual'é l'input (di soldi, ovviamente) che dà vita a tutto questo? I cacciatori e le tariffe che pagano per le proprie licenze di caccia.
Queste vengono riscosse dalla Regione, che a sua volta le trasferisce alle Province. Ecco quindi come arrivano le risorse necessarie per mandare avanti il centro di Scarlino. Qui vengono tradotte in mangimi vari, cure e tutto il resto necessario per poter far sopravvivere e prosperare fagiani e poiane.
I capi di selvaggina vengono allevati fino a quando non sono pronti per essere trasferiti nelle Atc.
Per quanto riguarda i fagiani, quando è arrivato il loro momento, vengono mandati per la stragrande maggioranza negli ambiti dicaccia maremmani.
Soltanto un minima partr ne viene venduta. E sta proprio qui il ritorno per la Provincia: in questo modo, usando soltanto i fondi mandati dalla Regione, non deve spendere soldi per cercare sul mercato i fagiani richiesti dai suoi cacciatori.
Discorso opposto invece per le poiane. Queste finiscono sul mercato e a quanto pare la domanda non manca: Arezzo, Siena, Firenze, Bologna ed altri luoghi ancora, siano essi sedi di Atc o di aziende private. Data anche la particolare qualità della selvaggina offerta, questi capi vengono venduti senza problemi di eventuali esuberi del prodotto. In media questo virtuoso porta ad un incasso medio annuo di cinquantamila euro, con alcuni picchi durante il tempo che hanno toccato persino i sessanta mila euro. In questo modo il centro di allevamento, nel suo piccolo, è autosufficente, in grado nei numeri di fare a meno dei finanziamenti della Provincia. Un'attività in grado di assicurare due posti di lavoro ai dipendeti della struttura, gestita dal Comune di Scarlino, e di offrire anche altre possibiltà. Ad esempio, in mezzo ai fagiani e alle poiane sono stati impiegati anche dei rifugiati politici fuggiti dalla Libia.
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