La manifestazione
Niente scontrino in sei negozi su 16
Un giro a caccia dei “furbetti”, partendo da bar e tabaccai: molti sono in regola, ma qualcuno... evade
Qualcuno li chiama semplicemente evasori. Qualcun altro utilizza appellativi decisamente più coloriti.
Negli ultimi tempi, il nomignolo che va per la maggiore è, sicuramente, quello di "furbetti dello scontrino". Sono loro, commercianti e artigiani che proprio non vogliono saperne di dichiarare allo Stato "padre padrone" quanto incassano. Sono tanti, tantissimi. Forse più di quanti si possa pensare. E, stando alla nostra piccola inchiesta, non mancano neppure a Grosseto, dove quasi la metà dei negozi che abbiamo visitato si è “dimenticata” il registratore di cassa.
Il momento, poi, non aiuta di certo: tasse, tasse ed ancora tasse, su tutto e su tutti, o quasi.
Ecco che anche chi furbetto non è, lentamente, lo diventa. Intendiamoci, l'evasione fiscale non è un fenomeno figlio della crisi economica, i furbetti ci sono sempre stati, ed hanno sempre mangiato. Tanto. Basta ricordare il passaggio dalla lira all'euro ed i prezzi gonfiati. A farci caso, però, erano in pochi. Ognuno proteggeva il proprio orticello e tirava a campare. Almeno fino a qualche settimana fa, quando lo Stato ha ripreso a fare lo Stato, ed i furbetti sono stati costretti a farsi sempre più scaltri, oppure a cambiare modo d'essere.
Grosseto, in questo percorso, non fa certo eccezione. Abbiamo provato a fare un giro per diverse attività commerciali. Tutte appartenenti a due categorie: quella dei bar e quella dei tabacchi. Un'indagine che, in seguito, potrebbe essere estesa ad altri generi di negozi.
Il nostro giro inizia da via Monte Labro, bar On the Road. Compriamo un pacchetto di caramelle, paghiamo, prendiamo lo scontrino ed usciamo. Tutto regolare. Proseguiamo il nostro tour verso via Papa Giovanni XXIII, Awanagana cafè, stesso pacchetto di caramelle, anche qui viene emesso lo scontrino, così come al bar paninoteca Da Walter, via Giulio Cesare. Stessa scena e stesso identico buon risultato anche all'Hollywood Cafè di piazza della Libertà. Veramente un bell'inizio.
Commercianti grossetani maggiormente virtuosi dei colleghi di Cortina?
Macché, basta voltarsi un attimo, fare poche decine di metri ed ecco che ci imbattiamo nel primo furbetto: è un tabaccaio. Stesso acquisto, scontrino no.
Ci spostiamo in viale Monterosa, Break Coffee, poggiamo i soldi sul bancone, sventoliamo all'attenzione della barista il nostro buon pacchetto di caramelle, ci guarda, fa un sorriso, emette lo scontrino e ci saluta. La soddisfazione che proviamo dura poco, giusto il tempo di entrare in un vicino tabacchi: qui soldi buttati in cassa, un saluto e nulla più. Stessa sorte in un altro tabacchi a qualche centinaio di metri. Qui, però, l'esitazione c'è: la titolare inizia a battere sul terminale per emettere il famigerato foglietto, poi se ne dimentica nel momento in cui chiediamo anche un biglietto della lotteria istantanea. Peccato.
Riprendiamo il nostro giro, questa volta dall'altra parte della città, zona via Dei Mille, omonimo bar all'angolo: compriamo uno cioccolatino, scontrino regolarmente rilasciato. Voltiamo in direzione via De' Barberi, qui ci fermiamo in due locali, bar e tabacchi: entrambi evadono quel che hanno incassato grazie ai nostri acquisti.
Continua il viaggio, tabaccheria Strati, piazza De' Maria. Ancora un pacchetto di gomme, pochi centesimi, ma lo scontrino viene battuto. Identico scenario positivo in via Ximenes, sia al tabacchi Rossi, sia al bar Italia. Bene anche la tabaccheria in Corso Carducci, la storica Olivieri.
Male, purtroppo, la collega nella zona di viale Matteotti: c'è una fila inverosimile, forse per questo motivo, comunque non sufficiente, lo scontrino non viene emesso.
Concludiamo il nostro giro con solamente dieci scontrini nelle tasche. Dovevano essere sedici. Anche se erano solo... caramelle, ben sei tagliandi i nostri occhi non li hanno neppure visti e, ancora peggio, non li vedrà nemmeno lo Stato. Ma ci torneremo sopra, passando ad altre categorie di negozi.
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