Sicurezza
«Nessun rimpianto per l’area marina mai fatta»
Ortelli ribatte al suo predecessore: «La Corcordia non sarebbe passata? Io dico che il mare non si protegge con i divieti. La sua è strumentalizzazione»
di Francesca Ferri
ISOLA DEL GIGLIO
Un maremoto comincia a ribollire al Giglio e se, per fortuna, è solo questione di parole, ha già inondato i corridoi della politica: la tragedia della Concordia poteva essere evitata se il Giglio fosse stato un’area marina protetta?
L’ex sindaco, Attilio Brothel, ne è convinto e nei giorni scorsi, leggi alla mano, ha sbugiardato il suo successore, Sergio Ortelli, che sosteneva il contrario. Le navi oltre 24 metri non passano dalle Amp, dunque anche la Concordia sarebbe passata alla larga dall’isola e dalla tentazione dell’inchino finito sulle Scole. Ma così non è stato. Inutile, a questo punto, fare acrobazie sui “se fosse stato”. Però a vedere la tragedia lì, materializzata nella nave incagliata a due passi dal porto, qualche dubbio sale.
Ecco dunque una breve cronologia dei fatti. L’Amp è rimasta un progetto in sospeso per una trentina d’anni, finché nel 2007 la giunta Brothel non ha presentato una proposta di istituzione al Ministero.
Due anni dopo, però, alle elezioni amministrative trionfa la linea contraria, capitanata da Ortelli, allora consigliere comunale. Che sul “no” all’Amp c’ha poi costruito la campagna elettorale. «Il mare non è un malato da curare», dichiarava nel 2008; «Il futuro del Giglio deve essere in mano ai gigliesi», dice nel 2008.
La linea “anti Amp” piace ai gigliesi, che nel 2009 danno fiducia al geometra: Ortelli entra in Municipio col 61,6 per cento dei voti.
Fasti elettorali a parte, dice oggi il vecchio avversario politico, Brothel, se ci fosse stata l’Amp il naufragio non sarebbe avvenuto. Forse il sindaco si è pentito di quella scelta?
«Neanche per sogno - tuona Sergio Ortelli - nessun rammarico. Il mare non si protegge con le aree marine e quanto a Brothel le tragedie non vanno mai strumentalizzate».
Ortelli si definisce «più ambientalista di Brothel» e spiega che «la legge quadro sulle aree marine protette non produce progetti che vanno in direzione della tutela del mare, ma mette in ginocchio l’economia, la pesca, il turismo. La nostra economia dipende dal mare: va da sé che il nostro primo pensiero è tutelarlo, perché senza non c’è economia per noi. Vincolare significa vessare e non proteggere».
Eppure, che sia stato il caso o la volontà dell’uomo, almeno in questo caso il divieto avrebbe giovato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google