Il Tirreno

Grosseto

Il lento ritorno alla normalità dell’isola

I commercianti: «Abbiamo fatto soldi, ma non è certo questo il turismo che ci interessa»

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ISOLA DEL GIGLIO

Al Giglio si torna a respirare la calma. I giornalisti tornano a casa. I briefing del commissario Gabrielli sempre più deserti e i gigliesi stanno imparando a convivere col relitto dellaConcordia. Soprattutto i negozianti sul porto stanno già facendo il callo a coabitare con lui per chissà quanto tempo, ed è come se l'eccezionalità della tragedia superasse ogni ostacolo per mescolarsi al quotidiano. La normalità del mostro. «Ehilà, Schettino», dice un operatore della Protezione civile salutando un collega in tutto simile al comandante della Concordia. Sono le 23,30, al Giglio, quando il sosia passa di fronte al bar e raggiunge un gruppetto, lo saluta e passa oltre. «Ormai lo chiamano così», sorride Cristiano (l'ufficio stampa del sindaco Ortelli), come se persino il capitano si fosse unito ai gigliesi e da Sorrento, grottescamente, fosse tornato per mescolarsi a loro.

Ma è soprattutto nelle trattorie che il clima è surreale. Nel ristorante "Da Meino" c'è una vetrata vista-mostro. «D'inverno il locale è chiuso - dice Andrea Cutigni, cameriere - E in genere lo riapriamo verso aprile, ma il 14 gennaio abbiamo dovuto tirar su le saracinesche su ordine del prefetto». Tutte le sere vi cenano gli operatori di Smit e Neri, quelli della Protezione civile, vigili del fuoco e giornalisti che si siedono in tavolate cercando di distrarsi. Sorridono, provano a scherzare e a divertirsi tra una portata e l'altra. Si raccontano barzellette passandosi Ansonica e olio extravergine, ma di là dal vetro il relitto è impressionante. Non si vedono più né il porto né le barche attraccate mentre le stelle e le luci della Guardia Costiera, i fari blu di chi va in cerca dei morti illuminano la balena spiaggiata, poco oltre il vetro del ristorante. D'estate, nelle baite di montagna, le finestre si affacciano sui laghi. «Qui invece - dice il cameriere - ormai ci troviamo di fronte la nave e che bisogna fare? Farci l'abitudine e andare avanti finché non ce la levano, e speriamo che finisca bene». Il business fuori-stagione non è certo una gratificazione, per chi non riesce a trovare opportunismo nella tragedia. «Di soldi ne abbiamo fatti tanti - aggiunge - ma non è questo il genere di affari che vogliamo». A confermarlo è il tassista Adriano Pini, che dopo aver moltiplicato all'ennesima potenza il lavoro, dice che «è un lavoro marcio». La troupe della Cnn gli ha tamponato e distrutto una macchina. Suo figlio è appena partito in vacanza per Guadalupa: «È andato con la Costa, ormai aveva prenotato». Sempre di notte, di fronte all'hotel Demos c'è un altro belvedere dove normalità e tragedia diventano tutt'uno: è uno scenario lunare e roccioso proteso verso il relitto. Arrampicata sugli scogli, a fianco dell'albergo, una troupe televisiva ormai è di casa. Ha messo le tende lì con cavalletti e telecamere sparate, come fosse un campeggio. I faretti dell'emittente illuminano la nave rovesciata e i cameraman li spengono quando qualcuno (un potenziale concorrente) tenta di fare una foto sfruttando il loro fascio di luce. Così la nave e l'isola tornano al buio, in silenzio e coi suoi morti dentro. I gigliesi vanno a letto mentre un cimitero galleggia nell'acqua, davanti alle loro finestre. Al 17° giorno di permanenza nell'acqua il relitto è diventato tutt'uno con l'isola e i suoi abitanti; i quali tornano alle faccende quotidiane, ma facendo trapelare un'inquietudine mascherata e diffusa, la paura della profanazione ambientale. L'isola è stata sconvolta, dice il sindaco. «Per noi è stato un terremoto» e la paura è che l'immagine del Giglio (proiettata in tutto il mondo) resti legata per sempre a quella della tragedia. «Siamo persone terrene - dice il sindaco - E sono convinto che ne usciremo bene. Intanto la prossima settimana proveremo a tornare alle faccende amministrative».

Elisabetta Giorgi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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