Italia
Imu, stangata per negozi, uffici e bar
Con l’imposta che sostituisce l’Ici i rincari per i titolari di fondi commerciali e artigianali oscillano fra il 30 e il 75 per cento
di Gianni Parrini
GROSSETO
Salasso in arrivo per negozi, uffici, ristoranti, palestre, cinema, teatri, bar. Quando si parla di Ici e di Imu di solito si pensa alle prime e alle seconde case (per chi le ha) ma l’imposta municipale unica introdotta dal governo Monti in realtà colpirà soprattutto chi gestisce delle attività, con rincari che oscillano dal 30 al 75%. In termini pratici, i titolari di fondi destinati a questo genere di lavori dovranno sborsare qualche centinaio di euro in più all’anno. Ma andiamo con ordine.
In Toscana – la stima è dell'Irpet – l'Imu avrà un gettito di 1 miliardo e 458 milioni di euro: ma solo 270 milioni verranno raccolti dalle prime case, il resto è in gran parte denaro proveniente da negozi, uffici, ristoranti, alberghi, laboratori artigianali e seconde abitazioni. La stangata arriverà all'inizio della prossima estate, quando i proprietari – a qualsiasi titolo – dei fondi dovranno versare l'acconto della nuova imposta comunale sugli immobili. Si tratta dell'ormai tristemente nota Imu, che va a sostituire l'Ici, abolita nel 2008 per le abitazioni principali ma reintrodotta dal decreto del governo Monti.
Sulla così detta prima casa, l'aliquota dell'Imu è stata fissata al 4 per mille (con possibilità di aumentarla o diminuirla del 2). Ma ci sarà soprattutto un rincaro dell'imposta sulle seconde case e su tutti gli altri immobili, dai negozi agli alberghi, dai ristoranti ai laboratori artigianali, dagli studi professionali ai depositi, fino ai capannoni per attività produttive.
Per il momento non è possibile stabilire con precisione l'entità dei rincari, visto che l'amministrazione comunale ha dato incarico agli uffici finanziari di effettuare una serie di simulazioni ed è ora in attesa di risposte per capire a quanto ammonteranno gli introiti e quali sono gli eventuali margini di manovra. Di certo, però, si sa che ci saranno aumenti anche consistenti. Per gli immobili non classificati come abitazione principale, infatti, di detrazioni non ne sono previste per la prima casa, infatti, si è esenti dall’Imu se la rendita catastale dell’immobile è inferiore ai 312 euro. Inoltre c’è una detrazione dei primi 200 euro e di altri 50 per ogni figlio a carico minore di 26 anni.
Per tutti le altre categorie di immobili, invece, le cifre sono nette. Facciamo qualche esempio: il titolare di un negozio di 88 metri quadri che fino ad oggi ha pagato 320 euro di Ici, quest'anno con l'Imu verserà 562 euro (+75%). Un albergatore di marina di Grosseto che attualmente versa 4.888 euro dovrà tirar fuori dal portafoglio 6296 (+30%). Duramente colpiti anche i ristoranti, le pizzerie e in genere i pubblici esercizi della città: un bar in centro di 40 metri quadri passerà da 229 euro a 402. Tempi duri anche per chi ha un ufficio: per soli 40 metri quadri con una rendita di 764 euro, si dovranno sborsare 488 euro anzichè 281. (+73%). Un laboratorio artigianale di 67 metri quadri vedrà aumentare le sue spese fisse del 52%: il proprietario verserà al Comune 293 euro anzichè 193.
Le conseguenze di questi aumenti saranno numerose: chi concede in affitto i fondi commerciali sarà incoraggiato a scaricare i nuovi costi sugli inquilini, mentre chi ha una struttura di proprietà, vista anche la crisi economica, potrebbe subire il colpo di grazia.
A spingere verso l'alto le cifre da pagare non è tanto l'aumento dell'aliquota: il governo l'ha fissata al 7,6 per mille (i Comuni possono aumentarla o diminuirla del 3 per mille), un dato di poco superiore al 7 finora applicato dall'amministrazione grossetana per negozi e fondi commerciali.
A fare la differenza è perciò l'aumento della base imponibile conseguente alla rivalutazione del valore catastale su cui è applicata l'aliquota. Per effetto del decreto “Salva Italia” i coefficienti moltiplicatori delle rendite catastali (che danno il valore catastale) sono infatti passati da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 80 per gli uffici e gli studi privati, da 50 a 60 per alberghi, cinema e dischoteche, da 100 a 140 per i laboratori artigiani.
L’aliquota va calcolata sulla rendita catastale rivalutata del 5% e moltiplicata per i nuovi coefficienti.
Ma dove finiscono tutti questi soldi? Le entrate dell'Imu non andranno solo al Comune di Grosseto. Nelle casse locali, infatti, entrerà soltanto il gettito derivante dalle prime case, tutto il resto (negozi, capannoni, alberghi, seconde case) sarà diviso a metà con l'Erario. Una mezza fregatura per i Comuni di tutta Italia, che teoricamente avrebbero potuto avere dall'Imu un guadagno di 753 milioni di euro. Ma per effetto di questo meccanismo di spartizione il loro introito si riduce a soli 159 milioni. E anche se la nuova imposta dovesse portare qualche soldo in più rispetto alla vecchia Ici, il Comune di Grosseto lo perderà per effetto di una corrispondente riduzione del Fondo di riequilibrio e del Fondo perequativo.
L'unico modo in mano al sindaco Bonifazi per aumentare le risorse è quello di fissare aliquote superiori a quelle standard, ma la misura rischierebbe di essere un boomerang per la sua popolarità e per le proteste che rischia di scatenare. La situazione sarà più chiara quando la commissione tecnica al lavoro sull’Imu avrà terminato il suo lavoro e avrà calcolato quanto sarà possibile e conveniente intervenire sulle aliquote.
In ogni modo, ci occuperemo ancora dell’argomento per affrontare la questione dei fabbricati agricoli: case rurali e immobili utilizzati per funzioni produttive connesse fino ad oggi non erano soggette all’Ici, ma da quest’anno dovranno fare i conti (e salati) con la nuova imposta.
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