Sicurezza
Crisi pesca, lunedì l’incontro con Rossi
Delusi dalla trasferta a Roma gli scioperanti martedì riprenderanno il mare, ma la situazione dell’intero settore è grave
di Renzo Wongher
PORTO S. STEFANO
Il Mediterraneo non è l'Atlantico, come del resto il Tirreno non è l'Adriatico. Come si fa a non capire che non si possono governare queste quattro diverse realtà con le stesse leggi, le stesse norme, gli stessi criteri. Questo il problema centrale che penalizza la pesca nazionale e quella locale ed è la madre di tutte le difficoltà che incontrano i nostri pescatori, specialmente quelli che praticano la pesca a strascico.
Era questo l'argomento che ieri mattina veniva agitato dagli armatori e dai marinai riuniti nel mercato ittico all'ingrosso di Porto S. Stefano posizionato sulla banchina Toscana: di qua la struttura commerciale, di là a 20 metri di distanza i motopesca che da una settimana, silenziosi e inerti, hanno le cime a terra.
La crisi della pesca sembra essere ormai all'ultimo stadio: il ricavato dalla vendita all'ingrosso del pescato è inferiore alle spese sostenuto per la giornata di pesca. A dare l'ultima mazzata a questa secolare attività, è stato il prezzo del gasolio, ma oltre al carburante pesano sulle spalle delle aziende le normative comunitarie, recepite con troppa acquiescenza dalle autorità italiane, normative che strangolano l'attività peschereccia. Facciamo un passo indietro e torniamo in Atlantico. Purtroppo i regolamenti CEE sulla pesca sono uguali per tutti i paesi. Rispetto al Mediterraneo, in Atlantico sono diversi i pesci, le acque, i fondali, le imbarcazioni i metodi di cattura, le tradizioni ed anche la cultura. Come si fa a pescare in Mediterraneo con le maglie delle reti della stessa misura ? In oceano si pescano a tonnellate specie acquatiche che nel "mare nostrum" sono presenti in quantità molto esigue o addirittura inesistenti. In questa situazione – azzardava un capobarca – viene meno anche la nostra millenaria cultura gastronomica, un esempio tanto minimo quanto pratico: perché dalle nostre mense deve sparire la nostra frittura? Altro argomento spinoso, perché misure così restrittive e numerose rispetto ad altri settori produttivi? Affermava Maurizio Manno: «Di leggi, decreti, regolamenti riguardanti la pesca, emessi dal 2009 ad oggi ne risultano 23. Sul Turismo nemmeno uno, sull'industria 17. Prima i pesci che servivano per cucinare il cacciucco potevano stare tutti in una cassetta. Il grossista acquistava la cassetta e il cacciucco era assicurato. Ora ogni cassetta dovrebbe contenere una sola specie di pesce per cui se vuole mettere insieme il gustoso piatto livornese, il grossista deve comperare almeno cinque cassette di pesce diverse una dall'altra».
Ma questa è soltanto un minimo esempio. Venerdì i pescatori si sono divisi i compiti: quelli della Federpesca sono andati in parte a Roma per parlare con i politici e in parte a San Benedetto del Tronto a manifestare contro il caro-gasolio. I risultati sono stati scarsi per non dire inesistenti. A Roma i pescatori hanno preso contatto con l'europarlamentare che è vicepresidente della commissione pesca europea ed è stato fissato loro un appuntamento con il governo italiano per il 17 febbraio. Durante l'assemblea di ieri mattina vi sono stati contatti telefonici con le marinerie di Viareggio e di Livorno. Da questi contatti sono scaturite decisioni importanti. Domani i motopesca dello strascico rimarranno comunque ancora fermi a banchina. Nella stessa mattinata, delegazioni delle marinerie livornesi, viareggine e santostefanesi si recheranno a Firenze dove esporranno i problemi della pesca al presidente Rossi che ha fissato loro un appuntamento per le ore 11.00. Martedì le barche dovrebbero riprendere il mare anche se l'ala dura degli armatori vorrebbe continuare il fermo.
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