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Grosseto

«Non vogliono ridarci i soldi dormienti»

«Non vogliono ridarci i soldi dormienti»

Luigino Brezzi da anni chiede a Poste Vita di sbloccare i 10mila euro di una vecchia polizza, ma l’assicurazione tergiversa

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di Gianni Parrini

GROSSETO. «Altro che dormienti: sono più di tre anni che proviamo a riavere quei soldi e ancora non ci siamo riusciti». Sono arrabbiati Luigino e Gian Paolo Brezzi. E la loro rabbia ha un bersaglio ben preciso: Poste Vita, il gruppo assicurativo che nonostante molteplici richieste non ha ancora liquidato i 10mila euro che i due uomini – insieme ad altri – chiedono da tempo. I loro nomi sono comparsi sul giornale di tre giorni fa, nella lista dei titolari di “conti dormienti” ciòè di polizze, libretti e conti correnti dimenticati o che da un decennio non vengono movimentati. Una beffa ai loro occhi. Così i due Brezzi hanno deciso di raccontarci questa storia di (ahinoi) ordinaria burocrazia.

Tutto inizia nel 2008, quando viene a mancare una zia dei due uomini. «La nostra parente aveva sottoscritto una polizza con Poste Vita da 10mila euro – racconta Luigino, ex presidente della circoscrizione di Marina – Nel testamento veniva espressamente richiesto che il denaro fosse diviso tra 23 persone, indicate per nome e per cognome». Tutto chiaro fin qui, se non fosse per il fatto che la richiesta di liquidazione ad oggi non è stata ancora soddisfatta. «Abbiamo inoltrato non so quanti documenti al gruppo assicurativo - spiega Luigino - Il testamento con le volontà della zia, le carte che attestano la nostra identità e tutto il resto. Ma ogni volta ci rispondono via fax chiedendo altri documenti. È una situazione insostenibile, pare proprio che non vogliano pagare».

Lo sdegno dei due uomini è aumentato quando hanno scoperto che la polizza in questione è stata inserita (con i nomi degli eredi aventi diritto) nella lista dei conti dormienti del 2011, cioè nel novero di quelle polizze che se non reclamate in tempo utile rischiano di finire nelle casse dello Stato. «È una presa in giro – racconta Gian Paolo – Abbiamo fatto di tutto per riavere quel denaro e ora invece sembra che ce lo siamo dimenticato». I due signori si sono presentati in redazione con una cartella piena zeppa di documenti per mostrare i fax e le mail intercorse con Poste Vita: «Non si riesce a parlare con nessuno del gruppo assicurativo – prosegue Luigino – Il nostro unico referente è il call center e quando riusciamo a raggiungere un operatore ogni volta dobbiamo spiegare da capo la vicenda. Senza considerare le spese: abbiamo registrato il testamento, pagato i diritti di successione e le marche da bollo per tutti gli atti notori che abbiamo inviato». Una situazione kafkiana in piena regola, che paradossalmente potrebbe sbloccarsi proprio ora che la polizza in questione è divenuta dormiente: seguendo le procedure indicate dalla Consap e inviando il modulo per la corresponsione degli importi i Brezzi e gli altri eredi potrebbero veder soddisfatta la loro richiesta: «Ma visto come sono andate finora le cose non siamo affatto ottimisti», concludono amaramente i due uomini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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