Il dolore
«Il Mediterraneo non è l’Oceano» Il grido di protesta
CASTIGLIONE C’erano anche i pescatori di Castiglione mercoledì pomeriggio in piazza a Roma, davanti a Montecitorio. Erano andati a protestare per l’entrata in vigore del regolamento comunitario, che...
CASTIGLIONE
C’erano anche i pescatori di Castiglione mercoledì pomeriggio in piazza a Roma, davanti a Montecitorio. Erano andati a protestare per l’entrata in vigore del regolamento comunitario, che penalizza un settore già in forte crisi, oltre all’introduzione del pagamento dell’Iva al 21% sui rifornimenti di gasolio: «Il Mediterraneo non è l’Oceano», lo slogan urlato. Una protesta pacifica, poi degenerata con il lancio di alcune bombe carta, quando però la delegazione castiglionese aveva già lasciato la piazza.
A fare chiarezza è il presidente dell’associazione pescatori castiglionesi Adolfo Ciampoli: «Già nel 2010 tutta la categoria si era fermata per un paio di settimane per il caro gasolio. A oggi la situazione è ulteriormente peggiorata e purtroppo le tante rassicurazioni non hanno mai sortito conseguenze positive». Ciampoli però sottolinea che almeno una buona notizia c’è: «Da parte del governo c’è stato il chiarimento sull’introduzione dell’Iva: effettivamente la norma era stata male interpretata, e il ministro Savino ha spiegato che la definizione italiana “provviste di bordo”, differisce dalle direttive comunitarie che non comprende carburanti e lubrificanti». Gran parte dei manifestanti sono convinti che le associazioni nazionali in questo momento siano lontane dal pensiero dei lavoratori. Ciampoli dal canto suo lancia delle proposte: «Intanto stiamo organizzando per sabato pomeriggio (domani, ndr) una riunione fra tutti gli interessati, nella sala consiliare di Castiglione. Gli argomenti sono quelli trattati durante gli ultimi anni. Ma è necessario rilanciare la nostra azione, anche attraverso le amministrazioni locali che devono essere partecipi dei tanti, troppi disagi che noi pescatori affrontiamo tutti i giorni». Spiega meglio Ciampoli: «Non sono problemi che riguardano principalmente gli armatori. Le conseguenze ricadono fortemente su tutta la filiera, dai dipendenti-marinai, a chi promuove la vendita e infine al consumatore stesso». Conclude Ciampoli: «La pesca e i pescatori sono una risorsa fondamentale, con una identità geografica ben definita, per una penisola come è l’Italia. Difendere la categoria non è solo un obbligo dovuto, ma un atto d’amore per persone che si dedicano ad un lavoro così detto usurante».
Enrico Giovannelli
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