Il Tirreno

Grosseto

Il detersivo nel mare preoccupa l’Arpat «Ma siano nei limiti»

Problemi anche per lo sciopero: il camion con le provette bloccato dalla coda dei tir. Il monitoraggio prosegue

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di Alfredo Faetti

ISOLA DEL GIGLIO

    L’acqua del Giglio non è più cristallina come tredici giorni fa, prima che la Concordia si appoggiasse lungo le sponde dell’isola. Ci sono delle molecole nuove in quel mare azzurro, estranee all’ecosistema. Si chiamano tensioattivi anionici. Per chi non mastica di chimica, stiamo parlando di saponi, detersivi e solventi. «Siamo già in emergenza ecologica», ha detto la settimana scorsa Franco Gabrielli, commissario al Giglio e capo della Protezione civile, ufficializzando quello che gli esperti avevano già annunciato. Tredici giorni fa, di tensioattivi anionici nel mare del Giglio non c’era traccia. Oggi invece hanno valori che in alcuni punti, vicino al relitto, misurano oltre i tre milligrammi per ogni litro. Di fronte a questi numeri, pubblicati mercoledì dall’Arpat dopo i risultati sui campionamenti, c’è chi ha accostato l’acqua dell’isola con quella dei mari nei pressi delle zone industriali, data la vicinanza nelle percentuali, come Marghera a Venezia, Vado a Savona, Piombino in provincia di Livorno.

«Il Giglio non ha nulla a che vedere con Maghera. E’ fuori luogo» dicono però dall’agenzia. L’Arpat non vuole sminuire l’emergenza ambientale che si sta consumando attorno al relitto, però non vuole che si faccia allarmismo, chiarendo che la contaminazione all’isola maremmana non ha niente a che vedere con quella nelle zone industriali. «La situazione è quella che ha descritto il commissario Gabirelli» dicono dall’agenzia. Appunto: nessun tentativo di sminuire la situazione. Anzi. Arpat, grazie anche al suo battello Poseidon, è attiva 24 ore su 24 nel monitoraggio delle acque. Anche quando si presentano degli inconvenienti, come quello di mercoledì, quando il blocco dei tir sulle autostrade ha fermato il furgone che doveva portare gli ultimi campioni ai laboratori Arpat di Siena e Pisa, dove si svolgono le analisi. Provette comunque arrivate, seppur in ritardo, a destinazione grazie all’intervento della Protezione civile. E da quei due laboratori, sommersi da un gran numero di dati da elaborare e incrociare, arrivano alcune certezze, valide quantomeno per il momento: intorno alla Concordia sono state rilevate «concentrazioni significative di tensioattivi anionici», come si legge sul sito dell’agenzia, «minime quantità di solventi» ma per fortuna «i test di tossicità sono risultati negativi» ed è stata anche registrata «l’assenza di idrocarburi». L’attività di monitoraggio è intensa e molto articolata su vari punti. Sono cinque le postazioni, oltre a quella del Giglio, rese operative dall’agenzia e dislocate in modo tale da coprire l’intero specchio d’acqua in cui le correnti marine potrebbero allargare la contaminazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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