Sicurezza
Barocci risponde a Cna «La salute prima di tutto»
SCARLINO A rete ambiente Grosseto non è piaciuto affatto l’intervento del Cna sulla vicenda dell’inceneritore di Scarlino. «Non può passare inosservato» dice il rappresentante Roberto Barocci. «Il...
SCARLINO
A rete ambiente Grosseto non è piaciuto affatto l’intervento del Cna sulla vicenda dell’inceneritore di Scarlino. «Non può passare inosservato» dice il rappresentante Roberto Barocci. «Il Cna chiede che la politica ribalti le sentenze e che le leggi, a tutela della salute pubblica, non siano rispettate perché metterebbero in pericolo posti di lavoro».
Barocci utilizza lo stesso paragone delle auto per rispondere all’associazione. «Ciò che sostiene è simile all’arrogante pretesa di alcuni automobilisti che, alla guida di auto in regola con i propri gas di scarico, pretendono di circolare nelle città, anche quando ci siano ordinanze di divieto di circolazione, a causa del superamento dei limiti di legge per inquinanti mortali alla vita dei cittadini». Una situazione simile, secondo la rete ambiente, a quella presente nella zona del Casone. «Quando l'ambiente non è in grado di smaltire le quantità assolute di veleni versati, nessuno ha il diritto di aggiungerne altri – continua Barocci – Questa è la situazione oggi presente nella piana di Scarlino e Follonica, dove le concentrazioni di molte sostanze cancerogene sono su terreni, sedimenti ed acque molte volte superiori ai limiti di legge». Ed è per questo che «la legge ha imposto di avviare le bonifiche e vietato di poter aggiungere altre dosi di veleno, anche se singolarmente a norma».
Un contesto che «inchioda alle loro responsabilità il sindaco di Scarlino, il presidente della Provincia e la Regione Toscana, che prima hanno consentito l'inquinamento e omesso di realizzare efficaci bonifiche e poi vorrebbero autorizzare l'emissione di altri inquinanti tossici». Insomma, stando a quanto dice Barocci l’inquinamento in quella zona c’è eccome. «Altro che semplici vizi di forma indicati dalle sentenze, di cui il Cna ignora, o finge di ignorare, i motivi ben evidenziati e circostanziati». Ma il leader ambientalista non si ferma qui, perché a suo dire l’associazione si scorda anche un altro aspetto: il superamento dei limiti nelle emissioni. «Vorremmo ricordare che i controlli sono eseguiti dalla stessa Scarlino Energia, oppure su preavviso da parte dell'Arpat, che né diossine, né furani, né nano-particelle sono monitorate in continuo». Tant’è che già «nel 2006, in fase d’incenerimento di biomasse, la Scarlino Energia aveva documentato di scaricare in mare attraverso il canale Solmine, nel rispetto delle singole concentrazioni limite, 29.6 chili annui di arsenico. Ben oltre i valori soglia, fissati nello stesso documento, a 5 chili annui».
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