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Tubercolosi a Roselle I genitori minacciano «I nostri figli a casa»

Tubercolosi a Roselle I genitori minacciano «I nostri figli a casa»

Le famiglie degli scolari temono che il virus arrivi nelle classi e denunciano: «Vogliamo rassicurazioni ma la preside tace»

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di Francesca Ferri

GROSSETO. L’incubo tubercolosi a Roselle contagia i genitori degli alunni delle elementari che invocano chiarezza sulle condizioni sanitarie della scuola. E sono pronti a rivolgersi ai carabinieri e a tenere i figli a casa se non avranno subito una risposta dal Comune e dalla dirigente scolastica.

Lo spettro della malattia si è affacciato nella comunità rosellana domenica scorsa, quando alcuni abitanti della residenza popolare Il Poggio hanno denunciato tramite Il Tirreno un caso di tbc e almeno dieci accertamenti dell’Asl su altrettanti inquilini.

Tra questi, una bambina che – sospettano i genitori degli alunni – potrebbe frequentare le elementari. Per questo ieri un gruppo di famiglie, circa venti, ha bussato alla porta della scuola per sapere se ci fossero rischi per i figli di contrarre il virus.

«Come al solito siamo venuti a saperlo per caso», si sfoga una preoccupatissima Paola Tortelli, mamma di una bambina di 7 anni. «Ho chiesto di incontrare la preside ma non mi ha ricevuto, ho scritto all’assessore all’istruzione Luca Ceccarelli senza avere risposta, ho domandato un incontro con il sindaco e niente. Sono andata alla sede scolastica in via Sicilia e ho detto che non mi sarei mossa senza una risposta. Vogliamo solo essere rassicurati».

La signora Paola ha atteso minacciando di rivolgersi ai carabienieri non avesse avuto notizie entro il pomeriggio. Poi è riuscita a parlare con la vicepreside e ad ottenere un appuntamento. Troppo tardi, però. «Mi hanno convocata per giovedì alle 10.30 - spiega - e io cosa faccio nel frattempo? Qui nessuno dice niente, siamo in balia di un “ho sentito dire”. Ma ufficialmente nessuna comunicazione. Siamo solo preoccupati».

Preoccupati e arrabbiati. Perché se oggi l’allarme potrebbe essere la tubercolosi, lo scorso dicembre il problema è stato la scabbia. «La scabbia non è una cosa grave - spiega Tortelli - però anche quella volta sono stati avvisati solo i genitori della classe dove si è registrato l’episodio. Gli altri, tra cui io, lo hanno saputo per caso».

Eppure, dice la mamma, i contatti tra bambini di classi diverse sono continui e non solo durante la ricreazione, ma anche quando manca un'insegnante e i bimbi sono distribuiti nelle altre aule.

Oltre alla scabbia, poi, da settembre la scuola è tenuta sotto scacco dai pidocchi. «Dal primo giorno di scuola - spiega Paola - combattiamo con continue recidive. Perché la Asl non interviene? Perché non obbligano tutti a fare la profilassi? Il sindaco è l’autorità sanitaria competente, quindi deve darci delle risposte».

E c’è chi invece le risposte le ha già chieste alla Commissione sanitaria della Regione. È un babbo - che preferisce rimanere anonimo - che sfodera un carteggio per posta elettronica. «Siamo in una situazione di criticità - spiega - il Poggio è un’emergenza sanitaria continua di cui nessuno vuole farsi carico. Eppure un dirigente pubblico deve dare risposte pubbliche. Stiamo forse aspettando che scoppi il colera?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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