Toscana
Confagricoltura contro Monti «Sindaci, salvateci dalle tasse»
GROSSETO «Le misure aggiuntive stabilite nel decreto Salva Italia, che ritengo inique e vessatorie, non devono incidere nell’agricoltura nazionale». Con queste parole il presidente provinciale di...
GROSSETO
«Le misure aggiuntive stabilite nel decreto Salva Italia, che ritengo inique e vessatorie, non devono incidere nell’agricoltura nazionale». Con queste parole il presidente provinciale di Confagricoltura, Pierfrancesco Vivarelli Colonna, esprime forte preoccupazione verso la manovra finanziaria.
«Con queste normative - spiega - il settore rischia il collasso, perché si vanno a colpire le imprese agricole dal punto di vista fiscale, previdenziale ed occupazionale. Per questo presenteremo delle proposte al Governo perché vi apporti modifiche».
I punti critici del decreto saranno affrontati in un convegno in programma venerdì alle 15 all’Hotel Granduca di Grosseto. Tra questi, l’aggravio delle imposte su tutte l’Imu «che - spiega Vivarelli - si estenderebbe, oggi, anche ai fabbricati iscritti al catasto dei terreni, con l’abolizione della proroga che permetteva alle imprese di regolarizzarsi attraverso l’accatastamento».
La conseguenza è che migliaia di fabbricati, con reddito compreso in quello dei terreni, stando alle nuove normative subirebbero una imposta sproporzionata. «Un’azienda di cinquanta ettari con quattro fabbricati rurali sui cui grava un’Ici di 2.200 euro, oggi sarebbe costretto a versare circa il 300% in più e quest’onere condizionerebbe anche agriturismi, impianti fotovoltaici e beni strumentali come le stalle e il gasolio agricolo, che arriverebbe ad incidere fino al 6-7% del prodotto».
In campo previdenziale e occupazionale la situazione non è migliore: l’agricoltura incide nel Pil locale per il 31%. «Le aliquote contributive sono aumentate dello 0,3% – continua Vivarelli – e sarà così fino al 2012, anno in cui avverrà l’allineamento previdenziale al 22% tra i lavoratori autonomi. Ma questo comporterà solo un effetto positivo limitato sulle pensioni dei coltivatori».
Le imprese che hanno un reddito agrario – che ammontano all'80% dei soggetti agricoli – inoltre, non potranno dedurre dall’imponibile l’importo Irap relativo alle spese per i dipendenti, mentre potranno usufruire dell’agevolazione per lavoratrici e dipendenti sotto i 35 anni ma solo per i lavoratori a tempo indeterminato. «La maggior parte della manodopera agricola – conclude Vivarelli – è però stagionale».
La preoccupazione è tale che Confagricoltura, con Cia e Coldiretti, ha inviato ai sindaci della provincia una lettera per sollecitarli a un incontro. La legge prevede, infatti, che le amministrazioni comunali possano dimezzare l’imposizione fiscale prevista per i fabbricati rurali e ridurre notevolmente quella che grava sui terreni agricoli. E questa è la richiesta anche ai primi cittadini.
Stefano Fabbroni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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